sabato 2 gennaio 2016

MEDEA SU RICKY FARINA


Tetano in agguato. Anche nella più banale delle poesie”:
riflessioni su ars vivendi  ed evoluzioni tricotiche di Ricky Farina.

Io solo al mondo, lo sai
godo di questo privilegio:
di vivere con te, di discorrere con te,
io odo la tua voce, 
anche se non vedo il tuo volto.
Euripide, Ippolito coronato, vv.83-sgg.


Ricky Farina è un “dio casalingo”, la sua poesia nasce nel grembo succoso di un monolocale che ha le pareti di carta velina. Il pavimento della sua casa-spelonca che vede consumarsi, amore dopo amore, la storia degli amplessi di una solitudine ubertosa-è una grande cassa di risonanza e lui è un musicista impreciso, un creatore fantasioso che impasta note stonate per creare sonate e variazioni, sarabande e adagi con un’unica materia a sua disposizione: la vita. 
Essa è creta rossa e nelle mani di Farina diventa ambrosia lucente dei cristi quotidiani, martiri guadenti agli incroci dell’esistenza.
Questa poesia nasce dall’inconveniente di venire al mondo, dal guardare con occhi di satanasso il proprio incedere e voluttuosamente dirlo:

Mi guardo dentro solo quando voglio aprire gli occhi.
Temporali sommersi, alluvioni di sogni, parole di fango.
Trema il paesaggio dell'anima. La paura è il suo segno.
Madri dissanguate e ventri vuoti. Ebbro sentiero della
rivolta. La cieca felicità di toccarsi nell'intimo. Specchiarsi
nell'ignoto. Cercare come un pazzo il volto perduto.
Tenebre di formicai deliranti, la realtà diventa polvere.
Un macigno è cielo. L'aurora è buio disfatto[1].

Uno scenario di celeste apocalisse è, dunque, volgere gli occhi all’anima e vedere: anelito strozzato, infinito perduto, coscienza della luce e incosciente desiderio di tenebrosa conoscenza. Viaggio tra cupe isole d’inconoscibile. Venute meno le Colonne d’Ercole, il limite non ha ragione d’essere e la radice è sempre più profonda e sanguigna (oltre che sanguinaria e sanguinante).

Mai avesse voluto il cielo che la nave Argo/ avesse attraversato le scure Simplegadi”: così inizia la Medea di Euripide e così squarcia il corso degli accadimenti umani la tragica “apparizione” di Farina; essa è cammino eroticamente flessuoso tra “esercizi di disperazione[2] che hanno “risultati alterni[3], tanto che “a volte gli capita di essere persino felice e questo è fonte di turbamento”.
Farina è continua mutevolezza, umbratile e novembrino, carnevalesco e pungente. Uomo mestruato, il suo utero proteso davanti agli specchi delle sue masturbazioni è “un nido di cristallo” in cui egli cova il suo delirio e ammette: “la libertà è crudele/schiaccia i respiri/che non sanno essere/cielo[4].

Ricky Farina aveva capelli intricati, riccioli mal tenuti a bada dai suoi cappelli “senza stagione”, era il dio del Panama  d’inverno: ma anche gli dei cambiano d’aspetto, si immergono nel cielo e diventano pioggia d’oro che ingravida le vergini, riemergono dall’abisso e sono sanguinari mostri che sgozzano sacerdoti santi.

Così, ora, il Poeta è calvo: in un dicembre di riviera, senza boschi in agguato, senza minacce di uccelli migratori, Farina si è rasato i capelli, ha sfidato le intemperie, ha sfidato la forza di Sansone, le lucciole morte e le mantidi assassine. La nudità dei suoi neuroni subisce il freddo delle albe che si svegliano sempre dopo la morte dell’incubo che gli ha tenuto compagnia: i suoi cuscini restano sepolcro odoroso di guerre e di vendette, di pianti e rapimenti, di estasi, di cosce e di capezzoli, di ferite e bocche. Le sue lenzuola sono la sacra sindone sulla quale è impressa la voragine scarlatta della sua Poesia.
Dai campi di grano che biondeggiano nelle sue pupille irraggiungibili, egli canta ai buchi di cielo e sono canti d’amore:

Una felicità di tempesta che ha nel
suo centro il tuo volto di creatura.
Santità della distanza che mi rende
martire dell'attesa, e ferocia di ogni
attimo che non è attimo di te.
Anche l'arcobaleno è una nevrosi.
Anche l'arcobaleno è di un colore solo.
Amore, parola che pronuncio nelle
braci della vergogna, amore.
Amore rivela la mia nudità sporca,
i miei sogni impastati nel fango,
un labirinto di cristallo in cui perdersi
è ancora più crudele, e mi alzo
in volo solo per precipitare con più
forza, per strappare alle radici
il loro segreto, vanità d'ombra che
mi schianta, e che mi fa dire "amore"
senza più vergogna, ora che sono
giunto al confine del nostro addio[5].

E allora Ricky Farina “vive, guardone, stravaccato in epidermici gratuiti turistici intrufolamenti nelle emozioni altrui[6], e, in  questo suo “stravaccarsi”, comodo e scomposto, nelle vite degli altri è la sublime voracità del quid divino che in lui ha preso dimora.
Egli vive a sua dismisura: “Guardo fuori dalla finestra, c’è il candelabro rosso con la cera di una notte mai vissuta, e oltre il candelabro il traffico di una mattina di dicembre che prende forma tra i rami spogli. Brina, foschia, freddo, un trittico che seduce e ti fa amare i caloriferi di casa. Il tepore di avere un’anima domestica. Pigiama, pantofole, caffellatte, ed è quasi felicità, intima e universale, con i sogni ancora freschi di strage che sanguinano sulle ciglia illese. La vita, abbagliante enigma, il vero social, quello che ti fa vomitare, inseminare, e detergere i vetri prima del saluto finale. Non siamo tutti sulla stessa barca, non è vero. Siamo già in fondo all’abisso. E se le lampadine non sono ancora tutte fulminate questo non farà ritardare il temporale. C’è uno spazio elettrico, e uno spazio interiore. C’è l’inevitabile, e c’è il sospiro delle cose ancora possibili. L’ombra è caramellata. Senza speranza c’è più gioia[7].

Resta un demone meridiano da domare, il “fuoco dei lombi[8] delle sue notti peregrine, popolate di baci onirici e galline che starnazzano nell’aia del suo letto, caldo dei suoi respiri, disfatto dal suo corpo incandescente: è l’enigma della “femmina con l’universo sulle dita[9], la trama che egli conosce a memoria.
E…
Non fa male questa notte e
questa scheggia di luna
nel cuore.
Non fa male se docile al pianto
il dolore è sete di un volto
perduto[10].




3 commenti:

Freddy Fosca ha detto...

Ecco Medea sarebbe un gran bel vogatore....

attimiespazi ha detto...

bello!
sembra far parte di una tesi. se lo è o no, non voglio saperlo.
grazie della lettura.

.attimi

vitanuova ha detto...

È bello leggerti! Notte