venerdì 31 ottobre 2014

LA MIA VITA

Una vita. Una vita che conosco appena. La mia vita? Non lo so.
Ma voglio dirlo, sì, voglio dire la mia vita. Le stelle senza di me
che cosa sono? Nulla. La mia vita regge l'universo. Attraverso di
me passa tutto, anche il nulla. La mia vita è anche il nulla.
E quando sarò polvere tutto sarà polvere, per me. Anche le stelle.
La mia vita. Una vita. Una vita che conosco appena. E che cosa
è la vita senza di me? Non mi interessa. Mi interessa la mia vita.
Questo nido di cenere. Questa trappola dorata. Questo fuoco.
Se ho sete esiste la sete. Se ho fame esiste la fame. Se amo
esiste l'amore. Se sono vivo esiste la vita. E dopo di me? Nulla.

I GUARDIANI DELLA GALASSIA

Oggi vado con mio fratello e Luchino a vedere I guardiani della galassia,
un film Marvel tratto dai fumetti, ne parlano tutti bene. Dice Oscar che
da questo film puoi capire se è ancora vivo il fanciullino che siamo stati.
Non si vive solo di Robert Bresson. Tra l'altro Bresson in una intervista
reperibile su YouTube confessa con candore di avere amato Goldfinger
con Sean Connery, il primo James Bond della storia. Gli americani sono
un popolo giovane, fresco, vitale, e sanno fare film per tutti: adulti e non
adulti. E regalare divertimento è un'arte rara, preziosa quanto l'ossigeno.
Il cinema come evasione, non solo invasione. L'arte non deve per forza
essere perturbante, può essere anche rassicurante. Rassicurante come
la torta di mele della nonna. L'inferno può attendere. Oggi panna montata.

ERANO BACI

Da bambino ero il terrore del parco Solari, mordevo tutte le bambine, 
e le mamme andavano a lamentarsi con mia mamma, le dicevano
di mettermi la museruola. Ma una mamma di nome Lara invece andò
da Milena per sorridere e fecero amicizia. In fondo non erano morsi
così spaventosi, e che cosa scrive Castellaneta in un suo libro? "I baci
sono morsi addomesticati da secoli di civiltà". Erano baci, ma nessuna
bambina ha mai avuto il coraggio di capirlo. Erano baci d'infanzia.
E ora che sono adulto le donne non capiscono i miei baci, non sanno
che vorrei tornare a morderle, a divorarle, per tornare bambino.

giovedì 30 ottobre 2014

NON

Non è equilibrio, è stanchezza. Non è serenità, è disincanto. Non è felicità,
è dolore capovolto. Non è amore, è odio rilassato. Non è lei, è la sua ombra.

IL SUO ADDIO

Lei sapeva confezionare un bellissimo addio e lo donava ai suoi amanti.
Un regalo prezioso, unico. Ogni uomo andava con lei per ricevere questo
dono e portarselo nel cuore devastato. Ogni uomo l'amava per questo,
per questa sua capacità di dire addio senza paura, per la sua libertà.

LA TELEFONATA SBAGLIATA

UN'ALTRA TELEFONATA

Stasera ho rivisto alcune mie "telefonate" filmate e mi è venuta voglia
di farne un'altra che vi donerò stanotte. Parlare al telefono, anche per
finta, ha sempre una sua verità nascosta. Truffaut, uno dei miei registi
del cuore, diceva che avrebbe voluto morire al telefono. Quando siamo
al telefono siamo soli e nello stesso tempo siamo collegati a un'altra
solitudine, siamo in un luogo ma siamo anche altrove, forse è così
magico essere al telefono proprio perché esprime la condizione umana.

SUL TRENO PER LUGANO

Sul treno per Lugano ci hanno chiesto i documenti, erano tre guardie
di confine con guanti di lattice bianchi. Forse li usano per rovistare nel
culo degli esseri umani, non so, il solo pensiero mi fa rabbrividire ma
non di piacere, non ancora almeno. Avevamo solo la patente, io ho anche
proposto timidamente la tessera sanitaria, divento molto docile quando
una guardia di confine ha i guanti di lattice, per fortuna il volto di chi ci
ha chiesto i documenti era un volto da cinema francese, sarebbe stato
perfetto in un film di Melville. Ed è stato comprensivo, ci ha domandato
con un sorriso "siete fratelli?", ovviamente abbiamo risposto di sì.
Così abbiamo potuto raggiungere nostro zio Dario che ci ha offerto un
bel pranzetto in un ristorante di Lugano. Dario è tormentato da forti
dolori alla schiena, inconvenienti del tempo che passa sul corpo senza
alcuna pietà. Ma è sempre energico, generoso, ci mette dei soldi
in tasca ogni volta che lo vediamo, e noi facciamo finta di rifiutare.
Questo è il suo modo per dirci che ci vuole bene. Poi ci ha dato una
grossa valigia piena di camicie, giacche e pantaloni che lui non mette
più perché gli vanno stretti. Gli sta tornando la voglia di comporre, ha
scritto un pezzo che ha proposto a Bocelli (per Bocelli ha composto
anni fa un pezzo molto bello) e Bocelli pare che abbia gradito, lo
chiama sempre maestro le poche volte che si incontrano, Bocelli
chiama maestro mio zio, non il contrario. E forse un suo vecchio
sogno di un musical su Don Camillo e Peppone andrà in porto.
Gli ho detto che allo stadio Meazza i tifosi del Milan cantano ogni
domenica Sarà perché ti amo (insieme a Felicità il suo più grande
successo) e lui si è quasi commosso. Poi ci siamo abbracciati, ed
è stato come abbracciare nostro papà che non c'è più, la genetica
è una cosa meravigliosa. Al ritorno io leggevo l'autobiografia di
Dario Argento e Robi divorava con gli occhi Per chi suona la campana.

mercoledì 29 ottobre 2014

STASERA CHE SERA!

IL VENTAGLIO

Mi sembra molto più interessante vivere avendo come repertorio il caos.
Senza strategie consolidate, inaugurando nuove forme di stupore e di
reazione al previsto o esacerbando l'imprevisto con il trucco della calma
apparente, mi sembra lecito servirsi di ogni mezzo per tentare di essere
in sintonia con la propria nascita: un ventaglio che si apre nell'universo.

IL COMPLEANNO DI SABRINA

DI DEFAULT

Tutte le donne che non sognano di farmi una sega sono monche
spiritualmente. Mi trattano come un castrato, e io non permetto ad
anima viva di trattarmi come un castrato, anzi: ad anima morta.
Tutte anime morte. E non mi si venga a parlare di gusti, io sono
Ricky Farina, la sega dovrebbe essere di default. Non scherziamo.

martedì 28 ottobre 2014

KANTIPUR E PIPETTA

STO IMPANICATO

TANTISSIMI NASI

Che cosa mi sta succedendo? Anzi: che cosa mi è successo che ancora
mi sta succedendo? Sono depresso ma ho sete di aperitivi e fame di molti
salatini. Tantissimi salatini. Depressione salata, non sciocca. Che cosa ci
faccio sulla terra? Perché i cadaveri non si domandano che cosa ci fanno
sottoterra? Papà, perché le stelle non si posano sulla mia lingua? Perché
riesco a vedere solo nasi oltre il mio naso? Tanti nasi, tantissimi nasi.

IL MIRACOLO OSCENO (sconsigliata la visione a chi è nato)

TANTE DOMANDE

A volte ho la netta sensazione di non essere un uomo ma un esperimento.
Sto forse sbroccando? Ma che tipo di esperimento? E chi è lo scienziato
pazzo? Sono forse io che mi diverto alle mie spalle? A quanti metri di
profondità può resistere un uomo negli abissi della solitudine? Quando
cederanno i polmoni? Quando collasserà la speranza? La speranza di
che cosa? Di avere una donna al mio fianco come una piaga? Una ferita?
E se le donne fossero tutte delle tremende galline? Sarebbe consolatorio.
Come può una gallina amare un poeta? Al massimo un parrucchiere.
Ma ci sono anche supergalline, meravigliose creature che accarezzano
le mie vertebre. E loro sono in grado di amare i poeti perché sono matte,
galline matte. Una cosa devo fare, devo vederci chiaro nelle mie tenebre.

LA PACE

La pace non è santa, la pace è diabolica. Mi fa orrore. E ora lasciatemi
in santa pace. Grazie.

LE COSE FACILI E LE COSE DIFFICILI


Le cose difficili: 

pungere sul vivo un morto.

fare finta di nulla anche se fai parte del tutto.

confondere le acque camminandoci sopra.

chiedere aiuto a bassa voce.

dire addio quando si ama ancora.

nascere col sorriso.


Le cose facili:

dare una mano a un monco.

scrivere una poesia per non morire subito.

andare a puttane per incontrare una ragazza sopra un letto.

trovarsi tra due fuochi nelle giornate di pioggia.

dire addio quando non si ama più.

nascere in lacrime.

IL PASSEGGIATORE SOLITARIO

venerdì 24 ottobre 2014

Piccole felicità nel supermercato


Sono felice quando vado a fare la spesa senza la sposa.
Mi sento libero, libero di comprare tutto quello che desidero
e di fare l'occhiolino a chi voglio (ora che ci penso, saranno circa
10 anni che non faccio l'occhiolino). Mi piace comprare le cose
supercostose, i vini tipo Amarone, e i formaggi che puzzano
fino al cielo, alle nuvole, a Dio. E le mostarde da abbinare.
Mi garba osservare i clienti, il vecchio che accarezza con tragica
tenerezza un cartoncino di Tavernello, il bambino che piange
perché non gli comprano la cioccolata, i ragazzi che comprano
le birre per le loro feste, la bella casalinga che con un sorriso
nascosto pensa a un amore passato, la modellina che fa incetta
di insalatine e yogurt. Osservo e immagino le loro vite.
Mi piace il supermercato verso sera, quando inizia a fare buio.
E i neon ti rassicurano sulla voglia ancestrale di vivere tra
barattoli di fagioli, lenticchie e frutta tropicale. Mi tengo lontano
solo dal reparto pescheria, se ci vado è sempre con grande
sforzo e turandomi il naso, tutti quegli occhi vitrei senza mare
che mi fissano hanno il colore della follia raggelata. Non ho
particolare simpatia anche per la carne confezionata, sento
l'eco dei macelli, eco appena soffocata dalla plastica. Quando
vado alla cassa scambio sempre due chiacchiere con Ornella,
una pacioccona che fa il suo lavoro con distratta leggerezza.
E poi esco nel buio fresco della vita con i miei sacchetti oscillanti.
Cammino, seguo con gli occhi le luci dei fanali delle macchine,
sfioro altri sacchetti oscillanti, e penso che vale la pena esserci,
ancora un giorno, fra i mortali, i mortali oscillanti nel buio. 

giovedì 23 ottobre 2014

Anche così

Operoso, mi sento operoso, e gravido di un destino monocromo. Nero 
come il catrame ancora caldo, fumante sulla strada. Con schegge di
arcobaleno nel cranio, e beatitudini a buon mercato per spiriti senza
pretese che si accontentano di trovare Dio sui comodini degli alberghi.
E come unica disperazione: un cornetto quasi freddo. Ecco, anche così
si può essere felici. Senza clamori, tra la polvere, l'oblio e una abat-jour.

LA MIA ANIMA

Non è facile morire, non così facile come sembra, oggi ci sei e domani
ci sei ancora. Non sono mai stato un estremista del resto, vivo ogni
giorno come se fosse il penultimo giorno della mia vita. Ma ho ancora
tante cose da dire e ridire, tante cose da fare e rifare, sempre meglio,
con più libertà, più tragicità, più ironia, più dramma, più intensità.
E la mia anima vola nel cuore immobile delle pietre e scava orizzonti.

IL ROMANZIERE PIGRO


GLI OMESSI SPOSI ( prima versione )

Quel ramo del lago di Como.

Fine.

GLI OMESSI SPOSI ( seconda versione )

Quel ramo del lago.

Fine.

GLI OMESSI SPOSI ( terza versione )

Quel ramo.

Fine

GLI OMESSI SPOSI ( quarta versione )

Quel.

GLI OMESSI SPOSI ( quinta versione )

.

Fine

GLI OMESSI SPOSI ( versione definitiva )



Fine.

UNA SANA RELAZIONE

Quando sento che una donna ha la capacità di farmi soffrire mi eccito,
mi diventa subito duro, si spalancano nella mia mente orizzonti di
tradimenti, passioni, lotte, rancori, abbracci velenosi, menzogne, ah,
tutto questo è meraviglioso! Un mulino bianco sporco di fango e sangue.
Questa è la mia immagine di una sana relazione, Barilla al contrario.

IO SO DI RONDINI CHE...

Io so di rondini che non fanno primavera e si tolgono la vita schiantandosi
nell'azzurro, e so di nani che esultano se gli dicono che almeno la
pressione è alta ma poi crepano d'infarto, e so di vegetariani sanguigni
che al tramonto concepiscono crimini orrendi, e so di poeti che con la
licenza vanno a puttane per mendicare un bacio, una carezza, o un addio
fragile come un arrivederci, e so che il mondo è splendido anche se le
tenebre vincono sulle stelle, anche se alcuni ciechi non hanno le mani.

ALLA MANO

Ho una sessualità semplice, amabile e cordiale, una sessualità alla mano.
La mia mano.

LE ATTRICI GIOVANI E BELLE

Molte attrici, giovani e belle, con una boccuccia da farti innamorare,
mi chiedono l'amicizia, forse credono che io sia un regista, alcune
hanno uno showreel, per curiosità scorro le immagini e resto sempre
deluso, immagini piatte che banalizzano tutto, ma questi nuovi registi
hanno visto i veri film? Quelli di Welles, Godard, Truffaut, Rohmer?
O si sono nutriti di euchessina? Il loro immaginario è un lassativo.
Purtroppo io non sono un regista nel senso classico, e non posso
aiutarle come vorrei, una parte di me vuole stenderle su un bel
divano e accarezzarle con estatico tremore, scoparle sarebbe così
banale! E l'altra parte di me, quella che non esiste, vuole di certo
scritturarle e farle recitare in un film che sia un film, che sia arte.
Ma io racconto la mia vita, solo la mia vita, sono prigioniero di questo
kolossal trasparente che è la mia vita. Però vi auguro tanta fortuna
belle e dolci attrici che mi chiedete l'amicizia. Che fate stasera?

mercoledì 22 ottobre 2014

OSCURA

Non sono felice, eppure. Eppure c'è una felicità stravolta, capovolta,
oscura, e fatta di lamenti trasparenti, ed è la mia infelicità.

IL SEGRETO DEL VENTO

Oggi ho chiesto al vento di rivelarmi il suo segreto, di insegnarmi a
morire, a spirare. Ma non ho la sua classe, mi allaccio ancora le scarpe.

VITA DI UN SINGOLO 8

MILANO NEL VENTO

DETTAGLI

Medea Merini su Madame Pescò.

''Mi incanta il mormorio di un'ape,
qualcuno mi chiede perchè :
piu' facile è morire che rispondere''.

Questi versi di Emily Dickinson sono sintesi dello stupore che la delicatezza genera nell'anima dell'eleganza: Rita Pescò e i suoi merletti pregiati, le fotografie sbiadite di una bellezza immutata, le pietre gravide di leggerezza, le farfalle dalle ali di pietra. Tutto questo in una casa di bambola, ove ha preso a crescere un'edera che vagamente sa ricordare una capelvenere rigogliosa: è l'immaginifico velo delle Grazie, dai simboli arcani, che questa Signora sembra ricamare con la sua loquace dolcissima placida sensuale manualità classicheggiante.
La fanciulla silenziosa si inerpica tra i ricordi di Madame Pescò. E lei sfoglia la storia: ogni stampa sembra il petalo di un fiore che dà la sua essenza al nettare degli dei. All'arte che ferisce e nobilta e mai si fa garante di placare le emorragie dell'anima in caduta libera.
Sola, con i suoi amori immortali, con quelli scaduti, con gli amori consumati e le verginità multiformi e, forse, toccate appena da una nostalgia. Sola, coi suoi ninnoli, le zie, le bomboniere, un padre, uno zio che diventa ''nipote'' nel trambusto di parole. 
Volti amici, respiri armoniosi invadono la sua solitudine zingara, fanno risplendere i suoi ori, destano una sua dissimile confusione. Una classe d'altri tempi. Che sa di paradisi perduti, di giardini segreti. Di rose che spinano nel cuore. Di violacciocche che disturbano il rigore dei sogni di un'antica bambina. 
Istantanee di un artista randagio, come quel cane, fedele per civetteria. Una presenza che si respira come un profumo di gelsomino e zagare salmastre, quando piove: la tempesta di Giandante è tutta nello spazio che vibra tra le mani di Roberto e le labbra di Rita. Tra le consonanti liquide di questa signora delle pietre colorate e le note armoniose del generale dei mirabilia da scoprire.
Nove minuti e un pò che volano... come i vestiti di seta delle bambine il giorno della prima comunione. 
Nove minuti e un pò che rivelano... il caleidoscopio del sentire che genera un incontro.
Nove minuti e un pò che mostrano... il capolavoro che può nascere dall'amore per la ricerca, dalla sensibilità per la Bellezza, dalla necessità di non lasciare all'oblio quel che può far ricca quest'umanità che ha ceduto al sonno.
Ai fratelli Farina sono grata: per Nori, per Giandante, per Gualerzi, per Costantini. Per Maurizio e la Balena. Per tutto quello che altrimenti non avrei mai saputo.
A Riccardo sono grata per quel che è, per quel che fa e per Roberto. 
Madame Pescò è un film ''pieno''. Crepuscolare e, pure, degno dell'aurora. È un film De senectute beata, ma anche De iuventute pulcherrima. 
Super. Come te. Che, come un custode d'onde, oscilli tra un babydoll di LaPerla e un verso di Emily che guardava la vita da quella finestra.

martedì 21 ottobre 2014

Madame Pescò

IL CULO DI MEDEA


Il culo di Medea è uno dei culi più belli che abbia mai visto.
Un grande culo può essere anche un gran bel culo.
Parlare dei suoi occhi sarebbe troppo facile, sono due
lanterne che irradiano malinconie gioiose e duettano con
il fuoco delle stelle. Ma il suo culo, signori miei, il suo culo
pastoso, burroso, caramelloso, appetitoso, cuscinoso, il
suo culo è di una vastità rassicurante, ti accende reconditi
desideri di ninna nanna, ti fa venire voglia di posarci sopra
il capo, e di inoltrarti nel mondo dei sogni cullato dalla sua
morbidezza. E se il mondo diventa crudele, freddo, aguzzo,
tagliente, solo il pensiero che ci sia un culo come quello di
Medea ti mette l'animo in pace. E lei se lo porta dietro con
l'orgoglio luciferino delle calabresi indomabili, ma anche con 
una sorta di timidezza dolente, e con un vanto tragico di
femminilità lievitata. Una bella pagnotta calda fasciata da
pantaloni quasi sempre neri. Un culo che ondeggia nel Creato
con abissale ironia, che non si lascia intimorire dai culi
delle Canalis di turno che sono assiomi di stitichezza,
di tutto rispetto, per carità. Ma il culo di Medea è il culo
dell'abbondanza, della fertilità e dell'agonia di ogni mediocrità.
Un culo perfetto. Perfetto come tutti gli organismi che
osano sfidare l'universo con la loro esuberanza. E se un
giorno il suo culo dovesse per un arcano maleficio farsi
piccolo piccolo allora quel giorno io smetterò di credere nella
Poesia. E mi farò stilita o pallido asceta e andrò nel deserto.     

L'UOMO SENZA BLUFF

Sapete una cosa? Io adoro le donne, mi piacciono veramente tanto, tanto,
tanto ( e smetto perché mi sembra la canzone di Jovanotti), solo che c'è
un però, un però grosso come il mio uccello, lascio a voi immaginare se
sia un però piccolo, un però medio o un però grosso, ma è sempre un bel
però con la sua bella dignità, dicevo, il mio però è questo: non ho voglia
di sedurle mentalmente, di fare l'intellettuale fascinoso ed enigmatico, e
non ho nemmeno voglia di farle ridere più di tanto, questo è un problema
perché si sente spesso dire dalle donne: mi ha sedotta facendomi
ridere o scopandomi la testa (espressione che detesto). Alcune mi
dicono che sono buffo, ma si vede che è un genere poco erotico essere
buffi, è un tipo di risata diversa, loro vogliono ridere con il clitoride.
Poi non sono proprio il tipo scacchistico, delle strategie, delle mosse
adeguate allo scopo, insomma, mi piace essere me stesso: un uomo
semplice che ama le carezze e i pompini, e mi piace dirlo senza falsità,
ed è questo mio giocare a carte scoperte che non funziona. Con le
donne bisogna bluffare, e io non so bluffare. Non so simulare il mio
desiderio, sono esplicito, franco, limpido, cristallino col cazzo duro.
Quindi? E che ve lo dico a fare? Quindi seghe, e ancora seghe. Tante.

lunedì 20 ottobre 2014

IL VERBO MERAVIGLIOSO

Buona notte a tutti, vado a lottare con una zanzara stronza che entra
nei miei incubi e quando mi sveglio sparisce. Capozza mi ha consigliato
di prendere uno spruzzatore e bagnarla, spesso riescono a sfuggire
dal giornale che si avventa con odio su di loro. Le odio con tutto me
stesso. Con tutto il cuore. Con tutto il sangue. Forse stanotte riesco
a ucciderla. Ohhh, che verbo meraviglioso: uccidere. A volte.

Madame Pescò

Oggi sono stato a Bordighera con mio fratello, Alessandro Capozza ed
Elena Pozzato, siamo andati a trovare la nipote di Giandante X.
Una nipote di 80 anni, Rita Pescò, donna deliziosa, "aristocratica"
nei modi di fare, elegante, simpatica, con le poesie di Emily Dickinson 
sul letto (che bello avere le poesie di Emily sul letto, tutti dovrebbero
averle, la Dickinson rende i letti più belli). Ci ha detto che ormai fa
una vita ritirata, quasi come la poetessa di Amherst, scende solo
per dare da mangiare ai suoi gattini che l'adorano. Da giovane è stata
miss Sorriso e poco dopo una piorrea le ha tolto tutti i denti. La vita
è decisamente stronzetta a volte. Sono sceso al bar e una bella
barista con una scollatura da svenimento mi ha dato un vassoio
dove ho posato in precario equilibrio: una birra moretti, una coca,
un chinotto, un succo di frutta, e un martini rosso per madame Pescò.
Amabile, amabile madame Pescò. Che bello incontrare le persone.
Ho girato un video ritratto per la gioia di tutti quelli che dopo la mia
morte vorranno spartirsi le ciglia dei miei occhi. Sulla strada del
ritorno mentre guidavo e gustavo un cioccolatino Lindt ripieno di
limoncello mi è caduto in bocca un dente finto, un dente appena
cementificato, evidentemente con cemento di bassa qualità.
E ho guidato con un dente in mano fino al primo autogrill disponibile.
Naturalmente sono caduto in una profonda depressione, perdere
i denti ti ricorda che sei mortale, gli amici e il fratellino hanno
provato a rincuorarmi, ma io ero veramente afflitto, poi ho pensato
alla piorrea di madame Pescò, di miss Sorriso, e mi sono
vergognato, e ho fatto un sorriso, tragico, ma un sorriso. Ora
sto scrivendo con un buco tra i denti, ma domani vado subito dal
dentista a farmelo ricementificare, e magari per esuberanza
terminale vado a farmi fare una "sega sorridente" da una escort.

IL GIOVANE FAVOLOSO

Ieri ho visto Il giovane favoloso, una signora ha chiesto alla cassiera un
biglietto per Il giovane "meraviglioso", a quando Il giovane fantastico?
O Il giovane superboy? A parte questa riflessione marginale, ma non
troppo, il film è molto bello. Ti riconcilia con il cinema italiano. Da lodare
la regia, elegante e rigorosa, gli attori tutti a tono, mai un'espressione
in più o in meno, Germano che recita L'infinito ti fa "vedere" le parole
di Leopardi, nel film ci sono alcune scene visionarie superbe, e last
but non least la luce del film è forse la cosa più bella in assoluto, il
direttore della fotografia si chiama Renato Berta, una luce pittorica,
senza mai essere leziosa, pura, "illuministica", bagnata dalla dea
Ragione, ma con un sottofondo magmatico che inquieta. Grande film.

sabato 18 ottobre 2014

OGGI

Oggi "L'occhio che uccide" andrà tra i leghisti. Nella vita come nel sesso
bisogna prendere una posizione. Io sono a favore dell'invasione.
Tutto ciò che mi invade mi fa sentire vivo. A parte l'IKEA.

venerdì 17 ottobre 2014

IO VOGLIO CAPIRE

Io voglio capire la mia nascita. E accarezzo il ventre di mia
madre. Io voglio capire la mia morte. E accarezzo il volto di
mia madre. Io voglio capire l'universo. E chiudo gli occhi
vicino a mia madre. Io voglio capire la morte di mio padre. 
guardo le mie mani vuote. Io voglio capire il dolore. E gusto
le mie lacrime. E mi disseto. E sento che non è arido il dolore.

FRATELLI


INTERVISTA ALLEGRA

I MIEI GUSTI

Sono troppo intelligente per i miei gusti. L'intelligenza spinta a un certo
livello diventa lucidità, e la lucidità è crudele. Meglio la polvere.

CHE COSA ACCADE NELLA NOSTRA MENTE?

Che cosa accade nella nostra mente? L'organigramma del giorno si
profila in tutta evidenza, appuntamenti simmetrici, asimettrici ritardi,
colazioni propeduetiche al senso dell'identità calligrafica, nessuna
sbavatura di fango, cristallina ripetizione di gesti, ritmi divoranti e poi?
Che cosa accade nella nostra mente? Qualcuno la stira come se fosse
una camicia da indossare per fare bella figura, altri la lasciano sgualcita.
Pieghe di sogni, macchie di illusioni, strappi d'innocenza. Vertigine di
tessuto. Fibre impazzite. Se perdi il controllo arriva il demone che
ribalta il tavolo. E ride mostruosamente. Fino al crollo della percezione.
Così avrai sete ma berrai solo dal cristallo infranto e sanguinerai.

LA MENDICANTE SENZA VOLTO

PENA

Mi fai pena, sei un organismo terreno, radicato nel vuoto celeste. 
Non riesci a sostenere l'assoluto, ti sembra un miraggio al curaro.
Vivi di espedienti per non scivolare nella follia. Fai i conti senza
l'ostia. Rifiuti il cannibalismo del sacro e divori cosciotti di pollo
con l'innocenza feroce degli affamati. Ti tasti le costole per un senso
di appartenenza alla morte. E nascondi l'abisso sotto i bicchieri.

CHE COSA SONO?

Che cosa sono? A volte me lo chiedo. Un regista? Un poeta? Un uomo?
Un autore? Un nullafacente? Un disoccupatto intermittente? Nulla di tutto
questo in realtà. Io mi sento un eiaculatore di immagini, parole e semi.
Per questo ho bisogno di una costante manutenzione delle mie erezioni.
In sostanza un segaiolo. Ma un segaiolo che feconda l'universo.

giovedì 16 ottobre 2014

COCTEAU E FARINA

"Vivere è una caduta orizzontale" diceva Cocteau. E nessuno di noi ha
il paracadute. Aggiunge Ricky Farina.

SONO MATTO

Se siete soli e sentite delle voci siete matti, o i vicini parlano a voce alta o
non vi siete accorti che la radiolina è accesa. Io sento delle voci e quindi
sono matto. Sento delle voci dentro di me. Ma la mia follia è veramente
poca, poca cosa. Le mie voci dicono frasi come "passami l'insalata" o
" se ti prude il sedere mettiti un cubetto di ghiaccio sull'ano". Che schifo.

IL MIO FAZZOLETTO

Già il fuso orario se devo fare un lungo viaggio mi destabilizza, figurarsi
l'eternità! Davanti all'enigma dell'universo siamo tutti opinionisti. Alcuni
sono opinionisti più informati di altri. Per ora ho trovato il mio fazzoletto
di senso, mi ci asciugo il naso quando sgocciola di disperazione. Ed è
un fazzoletto musical-mortale. Fatto di seta che racchiude ferite.