domenica 10 dicembre 2017

KEVIN

Vorrei spezzare una molestia a favore di un grande attore, 
Kevin Spacey. Fra poco ci diranno che ha molestato anche
il papa. Basta. Mi avete scassato le palle. Anche io una
volta fui molestato in treno, tanti anni fa, avevo circa 18
anni, ed ero un bel ragazzo appetibile (ora sono un uomo
appetibile), iniziai a parlare con un signore di mezza età
che faceva il commesso viaggiatore. Era molto gentile e
affabile. Nello scompartimento del treno eravamo soli,
iniziò ad accarezzare il mio ginocchio, lo feci fare per
non essere scortese, poi si spinse ad accarezzare la mia
mano, tolsi la mano e mi alzai, andai al finestrino del
corridoio e lui mi raggiunse, continuò ad accarezzare
la mia mano, ma ormai eravamo quasi arrivati e quindi
lo salutai con cortesia. Rimasi turbato dalla mia gentilezza
ai limiti dell'omosessualità, pensai di essere una persona
timida, molto timida e molto gentile. Se mi avesse messo
una mano sul pacco come avrei reagito? C'è un limite
anche alla gentilezza, si può prenderlo nel sedere per
gentilezza? Non credo. Di certo fu una molestia, ma in
fondo che cosa desiderava quella persona da me?
Qualche gentilezza più spinta, tutto qui, un po' di calore
in uno scompartimento di un treno. Non è orribile.
L'indifferenza è più schifosa. Quindi, quando sento che
il buon Kevin aveva il vizietto di toccare le parti intime
degli uomini, non posso non provare simpatia per un
uomo in cerca di affetto. Vi turba così tanto la cosa?
Meglio un turbamento che il gelo dell'universo.

DIALOGO CON MARIETTO 11

sabato 9 dicembre 2017

IMMAGINO

Immagino. Immagino la mia vita come un esercizio di stile.
Già mi vedo sui Campi Elisi a firmare autografi celesti o a danzare
il mio primo tango a Parigi, senza burro, purtroppo.
Anche l'immaginazione ha i suoi confini. Ma io immagino.
Immagino anche i confini della mia immaginazione.
Per fregare un confine basta immaginarlo e diventa di colpo
un confine immaginario. Sono furbo, vero? No, non troppo.
Mai stato furbo in vita mia. Immagino, immagino, immagino
l'immagine del mio immaginare. E mi trovo a passeggiare
con Jean Pierre Leaud a braccetto, gli racconto la trama del
mio film: la fuga di Antoine. Immagino Jean Pierre fuggire
da un ospizio e correre verso il mare, verso il mare che immagina
continuamente se stesso per non annegare. Immagino.
Immagino un nuovo amico di nome Samuel, amico a sua
volta di Raymond Queneau, e allora il mio esercizio di stile
trova il suo stile, la sua conferma. Così mi sento meno solo
e so che si può immaginare anche in due, e fare finta di non
annegare perché ci si abbraccia, perché si amano le stesse
immagini. Immagino mio padre vivo. Immagino il suo cuore.
Immagino la terra. Immagino le radici. Immagino il vuoto.
E qui mi fermo, qui trovo il mio confine. Senza immagini.
Finalmente libero.

GRAZIE SAM!

Vorrei chiarire che io non mi sento vittima di niente e 
di nessuno, facevo solo notare che in Italia se non fai parte
di un certo ambiente, di una certa consorteria, non è
facile emergere o ricevere apprezzamenti e stimoli. Mi
sembra che all'estero, in questo caso in Francia, ci sia
più attenzione verso il valore intrinseco di un autore,
almeno questa è la mia sensazione allo stato delle cose.
Sono un indipendente e sono felice di esserlo, non mi
attacco al carrozzone di nessuno perché sono fatto così,
è la mia natura, il mio stile e il mio carattere. Certo è che
da circa 20 anni faccio il filmmaker, e fatta eccezione
del critico cinematografico Fabrizio Violante, nessuno
degli altri si è mai degnato di spendere una parola che
sia una sui miei film. Le soddisfazioni mi sono venute
da alcuni colleghi, ma in special modo dai non addetti
ai lavori, evidentemente gli "addetti" ritengono sia giusto
così: ignorare il mio lavoro. Facciano pure. Dalla mia
parte ho la poesia. Dalla loro c'è lo spirito di fazione,
se di spirito si può parlare. Quindi sono estremamente
grato allo scrittore Samuel Brussell per la simpatia
che ha mostrato verso di me, pensate, ha tradotto in
un ottimo francese un mio intero articolo postato sul
Fatto Quotidiano online, lo ha proposto alla redazione
della rivista culturale L'incorrect che lo ha accettato
con entusiamo, e devo confessarvi che in francese
mi sembra che quello che ho scritto sia molto più
bello! In Italia, con l'eccezione del Fatto Quotidiano,
Ricky Farina è un invisibile, ma attenti: l'uomo invisibile
ne combina di danni proprio perché è invisibile.
In fondo l'industria culturale italiana mi vuole bene.
Detto questo sono sempre il vostro Ricky Farina di
sempre, un adorabile sconosciuto, che meraviglia.

CELINE, PORCO DION.

RIFLESSIONI

Riflessioni: per essere apprezzato e valorizzato ci è voluta 
una rivista culturale francese, schierata apertamente a destra.
Ci pensate? Avete visto come sono avanti i francesi che si
accorgono di Ricky Farina? Mentre "l'intellighenzia" di sinistra
italiana manco sa che esisto, o se lo sa fa finta di nulla.
Solo perché non partecipo alle loro festicciole di sinistra.

ECCO LA RIVISTA CHE PUBBLICA IL MIO ARITCOLO