domenica 10 dicembre 2017

KEVIN

Vorrei spezzare una molestia a favore di un grande attore, 
Kevin Spacey. Fra poco ci diranno che ha molestato anche
il papa. Basta. Mi avete scassato le palle. Anche io una
volta fui molestato in treno, tanti anni fa, avevo circa 18
anni, ed ero un bel ragazzo appetibile (ora sono un uomo
appetibile), iniziai a parlare con un signore di mezza età
che faceva il commesso viaggiatore. Era molto gentile e
affabile. Nello scompartimento del treno eravamo soli,
iniziò ad accarezzare il mio ginocchio, lo feci fare per
non essere scortese, poi si spinse ad accarezzare la mia
mano, tolsi la mano e mi alzai, andai al finestrino del
corridoio e lui mi raggiunse, continuò ad accarezzare
la mia mano, ma ormai eravamo quasi arrivati e quindi
lo salutai con cortesia. Rimasi turbato dalla mia gentilezza
ai limiti dell'omosessualità, pensai di essere una persona
timida, molto timida e molto gentile. Se mi avesse messo
una mano sul pacco come avrei reagito? C'è un limite
anche alla gentilezza, si può prenderlo nel sedere per
gentilezza? Non credo. Di certo fu una molestia, ma in
fondo che cosa desiderava quella persona da me?
Qualche gentilezza più spinta, tutto qui, un po' di calore
in uno scompartimento di un treno. Non è orribile.
L'indifferenza è più schifosa. Quindi, quando sento che
il buon Kevin aveva il vizietto di toccare le parti intime
degli uomini, non posso non provare simpatia per un
uomo in cerca di affetto. Vi turba così tanto la cosa?
Meglio un turbamento che il gelo dell'universo.

DIALOGO CON MARIETTO 11

sabato 9 dicembre 2017

IMMAGINO

Immagino. Immagino la mia vita come un esercizio di stile.
Già mi vedo sui Campi Elisi a firmare autografi celesti o a danzare
il mio primo tango a Parigi, senza burro, purtroppo.
Anche l'immaginazione ha i suoi confini. Ma io immagino.
Immagino anche i confini della mia immaginazione.
Per fregare un confine basta immaginarlo e diventa di colpo
un confine immaginario. Sono furbo, vero? No, non troppo.
Mai stato furbo in vita mia. Immagino, immagino, immagino
l'immagine del mio immaginare. E mi trovo a passeggiare
con Jean Pierre Leaud a braccetto, gli racconto la trama del
mio film: la fuga di Antoine. Immagino Jean Pierre fuggire
da un ospizio e correre verso il mare, verso il mare che immagina
continuamente se stesso per non annegare. Immagino.
Immagino un nuovo amico di nome Samuel, amico a sua
volta di Raymond Queneau, e allora il mio esercizio di stile
trova il suo stile, la sua conferma. Così mi sento meno solo
e so che si può immaginare anche in due, e fare finta di non
annegare perché ci si abbraccia, perché si amano le stesse
immagini. Immagino mio padre vivo. Immagino il suo cuore.
Immagino la terra. Immagino le radici. Immagino il vuoto.
E qui mi fermo, qui trovo il mio confine. Senza immagini.
Finalmente libero.

GRAZIE SAM!

Vorrei chiarire che io non mi sento vittima di niente e 
di nessuno, facevo solo notare che in Italia se non fai parte
di un certo ambiente, di una certa consorteria, non è
facile emergere o ricevere apprezzamenti e stimoli. Mi
sembra che all'estero, in questo caso in Francia, ci sia
più attenzione verso il valore intrinseco di un autore,
almeno questa è la mia sensazione allo stato delle cose.
Sono un indipendente e sono felice di esserlo, non mi
attacco al carrozzone di nessuno perché sono fatto così,
è la mia natura, il mio stile e il mio carattere. Certo è che
da circa 20 anni faccio il filmmaker, e fatta eccezione
del critico cinematografico Fabrizio Violante, nessuno
degli altri si è mai degnato di spendere una parola che
sia una sui miei film. Le soddisfazioni mi sono venute
da alcuni colleghi, ma in special modo dai non addetti
ai lavori, evidentemente gli "addetti" ritengono sia giusto
così: ignorare il mio lavoro. Facciano pure. Dalla mia
parte ho la poesia. Dalla loro c'è lo spirito di fazione,
se di spirito si può parlare. Quindi sono estremamente
grato allo scrittore Samuel Brussell per la simpatia
che ha mostrato verso di me, pensate, ha tradotto in
un ottimo francese un mio intero articolo postato sul
Fatto Quotidiano online, lo ha proposto alla redazione
della rivista culturale L'incorrect che lo ha accettato
con entusiamo, e devo confessarvi che in francese
mi sembra che quello che ho scritto sia molto più
bello! In Italia, con l'eccezione del Fatto Quotidiano,
Ricky Farina è un invisibile, ma attenti: l'uomo invisibile
ne combina di danni proprio perché è invisibile.
In fondo l'industria culturale italiana mi vuole bene.
Detto questo sono sempre il vostro Ricky Farina di
sempre, un adorabile sconosciuto, che meraviglia.

CELINE, PORCO DION.

RIFLESSIONI

Riflessioni: per essere apprezzato e valorizzato ci è voluta 
una rivista culturale francese, schierata apertamente a destra.
Ci pensate? Avete visto come sono avanti i francesi che si
accorgono di Ricky Farina? Mentre "l'intellighenzia" di sinistra
italiana manco sa che esisto, o se lo sa fa finta di nulla.
Solo perché non partecipo alle loro festicciole di sinistra.

ECCO LA RIVISTA CHE PUBBLICA IL MIO ARITCOLO

SAMUEL BRUSSELL, IL MIO NUOVO AMICO.

A BIENTOT

Ogni tanto qualche bella notizia. Mi ha contattato 
uno scrittore francese, Samuel Brussell, parla molto 
bene l'italiano per mia fortuna, dice che ha tradotto un 
mio articolo apparso sul Fatto per una rivista francese che si chiama 
L'incorrect, il pezzo uscirà con il numero di gennaio. 
Abbiamo parlato al telefono, è una persona simpatica 
e intelligente (non per nulla mi apprezza), potrebbe essere
la nascita di una bella amicizia. Ciliegina sulla torta:
Samuel Brussell in un periodo della sua vita ha convissuto
nell'appartamento di Leaud insieme a Leaud! Per chi non
lo sapesse Leaud è il giovane protagonista dei 400 colpi
e di tutto il ciclo Doinel. Tutto torna amici miei.
Il mio amore per la Francia, per Truffaut. Se divento famoso
in Francia mi trasferisco a Parigi e offro champagne a tutti.
A bientot.

giovedì 7 dicembre 2017

IL TEOREMA BELLUCCI

Sto cazzo di sta minchia che io sono come gli altri, 
(scusate l'incipit, mi piace troppo dire sto cazzo di sta minchia), 
posso dirlo un'altra volta? Grazie, allora: sto cazzo di sta 
minchia che io sono come gli altri. Oggi ho visto una vecchietta
deliziosa, tutta traballante, con un cappello rosso in testa,
un'espressione smarrita, e secondo il mio famoso "teorema
Bellucci", ai miei occhi questa vecchietta valeva molto di
più di Monica Bellucci, come sorgente d'interesse filmico.
Avrei voluto fermarla e chiederle il permesso di farle un film,
un intero film, tutto dedicato a lei, ai suoi ricordi, ai suoi sogni.
Mi piace raccontare le persone che nessuno racconta.
Sto cazzo di sta minchia che io sono come gli altri!

mercoledì 6 dicembre 2017

UN UOMO SUPERFICIALE


Non c'è scampo, ma ci sono gli scampi, sono buonissimi
in guazzetto di pomodoro con prezzemolo.
E smettiamola di usare la parola abisso, ma quale abisso?
Quale abisso dei miei stivali! Il quadrante di un Rolex è più
bello, sintesi millimetrica di eleganza meccanica.
Non c'è scampo, ma ci sono scampoli di bellezza!
Un culo fasciato che attraversa la strada, una coscia
svelata da uno spacco, una bocca che trasuda baci e
poi tutte quelle meravigliose minuzie che rendono la
vita degna di essere vissuta: borsette di coccodrillo con
lacrime incastonate, porcellane sul precipizio, bicchieri
di cristallo, lampadari senza terremoto, tovaglie piene
di briciole, tappeti persiani e fiumi immaginari, orli, urli,
Arles, la Provenza, i sentieri del vento, il parapiglia,
i fuochi di paglia, le lampadine e i fulmini, il velluto,
le trascendenze ricamate, le vetrate colorate, i teoremi
della lussuria, le ombre cinesi, gli ombrelli che si aprono,
le mani sulle statue, nidi di rondine e nodi di marinai,
le promesse e le premesse, il fulcro e l'argenteria, l'oro.
Una brocca d'acqua sulla soglia di casa, e Dio vale come
uno spillo spillato, come una purga purgata, e non c'è
scampo, non c'è scampo, ma le ballerine sono ubriache.
C'è una festa segreta. Gli invitati non temono il peggio.
Temono il meglio. E tu ridi dei miei sogni segreti.
Dei miei segreti sognati. Mi aiuti con la cerniera?  



Le verità scomode

LA SIGNORA AL BAR

Il bar dove ogni mattina vado a prendere il caffè è un punto
d'osservazione privilegiato sullo stato di salute mentale degli
esseri umani, anche del mio, in quanto incontrovertibile essere
umano. E che cosa hanno sentito le mie orecchie stamattina?
Una signora di 50 anni e passa che si lamentava della propria
età..."Oddio, se penso che ho superato i 50, una volta andavo
ogni giorno in palestra, ora se vado due volte alla settimana
è già tanto". Cazzo, cazzo, cazzo. Basta! Mi fate venire
l'angoscia. Non vi sopporto più. Godetevi i vostri splendidi
anni, assaporate ogni secondo che si è conficcato nella
vostra carne come un chiodo d'amore. Ma queste donne
oltre ad andare in palestra hanno mai smembrato e divorato
un dio sanguinante? Menadi, dove siete? Venite a cibarvi
di questo Zagreus che vi esorta all'estasi di ogni attimo!

martedì 5 dicembre 2017

ELEMENTI DI GEOFOLLIA INTERIORE

Tachicardia del tacchino.
Il fiume rosso della mia gola.
Un chiodo nella carne.

Sgomento.

IL SOGNO

Ho sognato una morte concentrica.
Anelli d'acqua sul cuscino.
La mia testa come un sassolino.
E sopra di me un temporale.
Una capra sul mio petto d'erba.
Le mie ossa infrante, i miei occhi
divorati, la mia bocca congelata.
Ho sognato di lasciare tutto come
una bugia di luce nel cuore.
L'universo franato, anche il volto
della madre, tutto dissolto.
Che cosa resta della vita
che abbiamo amato?

DARIO VITERBO. IL SOGNO.


HOKUSAI. IL SOGNO DELLA MOGLIE DEL MARINAIO.


lunedì 4 dicembre 2017

QUANDO SI RIDE DI GUSTO

L'AMORTE

Destino e volontà sono così avversi
che spesso i nostri piani vanno persi:
nostri i pensieri, gli esiti mai.

(Shakespeare)

Mi preparai all'appuntamento
con dovizia di lussuriosi accenti,
il cardellino fra le costole era
muto, ma nelle mutande un vero
tripudio di attese rigogliose,
optai per l'odore crudo della carne,
senza osceni profumi, e sparsi
la mia eleganza nei dettagli: una
cravatta salmone appena pescata
dal mio collo, un completo nero
antracite, scarpe di cuoio e un
orologio dal quadrante blu.
Arrivai in anticipo sul mio ritardo
che forse la logica vuol chiamare
puntualità ma non è chiaro
il dilemma, e fui sul punto di
tornare indietro per un vago
timore di profezia silente, ma
lei arrivò, arrivò con passo di
femmina, con arcana docilità,
esile e fragorosa di desiderio.
Fu subito incanto, armonia di
parole, sorrisi fioriti e il presagio
di catastrofi naturali trovò
la sua dimensione: il nulla.
D'altronde la pillola amica già
rimescolava il sangue e non fu
facile camminare senza dare
conforto immediato al turgore.
Ci volle tutta la sapienza degli
anni per gustare quella tortura
di attesa, prefigurazione di
paradisiaci e infernali gemiti.
La camera d'albergo ci accolse
nuda come il nostro gioco,
fatto di incantesimi e lutti.
Ma bastò un accenno di labbra,
un bacio nascosto fra le pieghe
di un sussurro, e lo sperma,
seme traditore, inondò l'intimità
segreta dei pantaloni, colando
fra le cosce mortificate prima che
la mano delicata osasse tanto,
quel tanto che basta alla nostra
felicità, che è così poca cosa.
Nulla, poco più. Già fine di un
amore, senza riscatto. Lei mi tolse
il sorriso, superba depravata,
offesa nel coito negato. Oh, mia
adorata puttana, sai che non fu
vergogna ma amore che mi spinse
a stringere il tuo collo fino
all'oblio del respiro? Eccoti
servita: l'amorte.


EROI DEL QUOTIDIANO


A PESCI IN FACCIA

Scusate ma oggi mi sono alzato storto, con il piede giusto.
Ho deciso di trattare a pesci in faccia gli stupidi, ma è possibile
che io debba passare il tempo a difendermi dalla stupidità
di alcuni commentatori invece di confrontarmi su quello
che faccio? Anche il simpatico scheletro Zebubo come fa
a non capire il sottofondo autoironico del mio supposto
narcisismo? Come fa a non distinguere narcisismo da
consapevolezza del proprio valore? Ma con chi ho a che
fare? Tirate fuori dal cervellino qualche neurone sano
cristo! Ho fame di confrontarmi con persone intelligenti,
non voglio applausi acritici, ho fame d'intelligenza e
voi mi lasciate a digiuno! Per fortuna le donne del blog
alzano la media. Donne, donne, che farei senza di voi?

MA CI AVETE FATTO CASO?

Ma ci avete fatto caso a quanto sono creativo?
Una cosa pazzesca, sto realizzando il sogno di
Michelangelo Antonioni che era quello di fare
un film al giorno. Ci avete fatto caso? E avete
fatto caso a quanti anonimi di passaggio si dilettano
ad usare "la modalità Chicca?". Ignorano con
viltà il mio lavoro e si lanciano in improbabili
accuse di neolingua al sottoscritto. Non hanno
un minimo di "anima" per capire e sentire i miei
film che rappresentano una assoluta novità
nel panorama dell'audiovisivo per stile e per
personalità, sono film d'autore, sono sul sito di
un autore e che cosa fanno questi rozzi?
Infilano il pilota automatico delle loro piccole
nozioni anodine e insignificanti, ma non si
vergognano almeno un pochino? Non si annoiano
a seguire sempre un copione fisso?
Vi ho già detto come la penso al riguardo,
sarebbe come essere invitati alla mostra
di pittura di un artista e focalizzarsi solo
su inezie, tipo la tostatura delle noccioline,
ignorando il quadro, l'opera. Siamo a livelli
di imbecillità imbarazzanti. Idioti senza anima.
Idioti senza stile. Idioti pecoroni.
Idioti italioti.

domenica 3 dicembre 2017

POESIA DEL FILM

Un nastro notturno, d'argento.
La luna piena d'universo. I miei
passi nella notte, le macchine
parcheggiate nell'eternità.
Vetri sporchi e tergicristalli
che sognano la pioggia per
tornare ad essere vivi. Una
sigaretta abbandonata in una
pozzanghera, vicino alla fermata
dell'autobus. Un signore che
fuma se stesso in attesa di un
amore perduto nel tempo.
Un film appena girato con
tutti questi enigmi solitari.

PICCOLI ENIGMI NOTTURNI

venerdì 1 dicembre 2017

THE COCK

A TUTTI I SAPUTELLI

A tutti i saputelli che passano e passeranno da questo blog, qui siete a casa mia,
quindi appena entrate lo fate in punta di piedi, salutate, siate cortesi e poi vorrei
una serie di complimenti, anche falsi, i complimenti mi piacciono comunque.
Quelli che entrano per postare i loro video mi stanno sulle palle, lo tollero solo
con gli affezionati di questo blog che si sono guadagnati nel tempo questo
diritto. Qui siete sul blog di un filmmaker, guardate i miei film, avete il privilegio
di poter fare conversazione con l'autore almeno fino a quando è in vita.
E'maledettamente stupido e superficiale non approfittarne. Io sono un genio.
Con il cazzo duro.

giovedì 30 novembre 2017

IL BLOGGER RISPONDE

Attimi, nel post su Contini c'era un cognome sconosciuto e la parola disperazione,
risultato: 9 condivisioni Facebook. Nel post su Sgarbi c'era la parola cena e un cognome
molto conosciuto, risultato: 2300 condivisioni per ora (8.31 di venerdì). Altro fattore
da tenere conto, il film monologo allegato aveva circa 300 visualizzazioni su YouTube,
è passato a 1300 in un giorno, mi riferisco al Misantropo con la camicia, ovviamente.
Non sono numeri da "fare il botto", ho avuto post più seguiti, sono arrivato anche a
4500 condivisioni e ti assicuro che non succede nulla, tutto resta come prima, Ricky
Farina resta uno sconosciuto. Un adorabile sconosciuto. Se questo servisse a tirare
acqua al mulino dei "miei" poeti amati, i miei poeti disperati, ne sarei felice e potrei
fare anche delle marchette con questo nobile scopo, ma non avviene. Che ci vuoi
fare? Potrei, se solo lo volessi, fare solo post molto visibili sul Fatto, parlare di
personaggi famosi, parlare di tv o cose del genere, ma non mi vanno questi trucchetti.
Continuerò a seguire la mia ispirazione, come ho sempre fatto, e parlerò di quello
che mi viene in mente, di quello che ho voglia, di quello che mi preme. Non sono
un furbo, sono semplicemente un uomo vero, ed è forse la "furbizia" più grande.

Anonimo che mi accusa di essere un marchettaro forse non ha ancora capito che
i blog sul Fatto non sono retribuiti, zero euro tanto per capirci, sono una vetrina.
E io metto in mostra me stesso, questo per ora non ha dato frutti economici, solo
gratificazioni del tipo: "Oggi ho scoperto Ricky Farina!", una frase che ieri mi
ha scritto una signora che forse entrerà nel mio mondo di poesia e ironia. Tutto
qui. Non mi sto buttando in politica, odiare il fascismo (rosso e nero), ogni forma
di fascismo, non è politica, è etica! Se potessi votare l'oceano andrei a mettere
la mia x sugli abissi. Sono un anarchico oceanico. Per questo non sono nemmeno
un seguace di Grillo, ci mancherebbe altro! E se un giorno mi andasse di scrivere
un post ironico polemico su Grillo lo farei senza pensarci un attimo. Anche se
la cosa che mi preme di più sono i miei poeti! E quindi se il post venisse
censurato dal Fatto (cosa alquanto improbabile secondo me, sono liberali) resterei
lo stesso sul sito per portare avanti il mio percorso poetico. Tutto chiaro anonimo?
O hai bisogno di altre parole per aprire la tua mente maliziosa a una vastità
più lucente? Vi ho già detto il sentiero che mi ha portato al Fatto online, sono
stati i film Qui Milano Libera e Radio Foppa, fatti con Piero Ricca, un cane
sciolto, amato dai grillini, ma un cane sciolto, scioltissimo, senza padroni, come
il sottoscritto. E la proposta di aprire il blog mi è arrivata da Franz Baraggino,
amico mio e di Ricca, facente parte (ai bei tempi) di un gruppo di giovani
che si chiamava appunto QUI MILANO LIBERA, autori di video di contestazione
trasversale, andavano a contestare tutti i politici in nome di un'idea altra di
democrazia e mettevano su YouTube dei video simpaticissimi che sono diventati
famosi. Andate a cercarli su YouTube.

Alla signora Silvia che mi ha scritto dico: grazie. Piacere di conoscerti.

Buon venerdì a tutti, anche a Sgarbi.

A CENA CON SGARBI - IL FATTO QUOTIDIANO

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/30/quella-sera-che-mi-ritrovai-a-cena-con-vittorio-sgarbi-e-non-mangiai/4008995/

REQUIEM

Grazie all'instancabile curiosità di Nicola Gelo sono venuto a conoscenza di questo cortometraggio di Silvano Agosti, girato all'età di 24 anni, per me è il suo capolavoro, ha la densità cinematografica di un classico, la statura di una tragedia antica, l'ineffabile poesia di ogni poesia possibile.



QUANDO?

Quando le paure ti lasciano
come per magia, e ti ritrovi
su sentieri d'amore puro,
quando le pietre cessano
di sanguinare e i cigni hanno
l'eleganza di incubi lontani,
quando in un bacio ritrovi
il seno capovolto di tua madre,
quando le agonie sono terse
come cieli azzurri e la morte
preme invano il suo ghigno
sul tuo cuscino in rivolta,
quando non hai più parole
da donare al mondo ma solo
incantesimi e labirinti feriti,
quando verrà il giorno senza
Giudizio e danzeremo liberi...
Quando?

mercoledì 29 novembre 2017

TANTI CORIANDOLI VERDI

CHI NON AMA

Posso mangiare un dolce alle noci con eleganza abissale, 
senza farmi vedere da nessuno, nemmeno da me stesso.
Le noci richiedono un'intimità assoluta, chi mangia le noci
in pubblico è un criminale. Chi non lo capisce è proprio un
criminale, chi non ama la poesia è un criminale. L'universo
stesso prima di spaccarsi era una noce. Prima di andare
in frantumi anche il mio cervello era una noce. Chi non ama
le noci è un criminale, chi non mangia il proprio cervello
è un essere senza pietà, questa materia grigia deve essere
divorata perché nasconde arcobaleni di morsi e chi non
lo capisce è un criminale. Chi non ama è pazzo d'odio.

DOPO IL VIAGGIO

Ma quanto è bello fare la pipì dopo che hai guidato per tre ore in macchina senza mai fermarti?

domenica 26 novembre 2017

CONTINI - IL FATTO QUOTIDIANO

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/26/a-lezione-di-disperazione-da-gabriele-un-santo-dellinsensatezza/3999169/

sabato 25 novembre 2017

UN SINGLE SPIEGAZZATO

Scaravento tutto in lavatrice senza distinguere 
il colore dei vestiti, e se si mischiano i colori 
tanto meglio, non sono un razzista tessile. 
Poi butto tutto sullo stendino alla rinfusa.
E prego che i piccioni non caghino guano 
sui vestiti tutti infreddoliti. Stanno giorni al freddo,
mi chiedono di entrare in casa ma io non ho pietà.
Quando devo partire di corsa per il mare dove vive
mamma, acciuffo per il collo i miei vestiti ancora
umidi e ci passo sopra il phon, non mi sogno
manco per il cazzo di stirarli, io non stiro mai! Dopo li
appallottolo nella mia sacca di tela puruviana e vado da
mamma che puntualmente mi rimprovera così:
"Sono state nel culo di un elefante queste camicie,
e questi pantaloni?". Che volete farci? Sono un
tipo così: spiegazzato!

venerdì 24 novembre 2017

DUE UOMINI, UNA MASCHERA.

IO CI IMMAGINO

NON DEL TUTTO

Con la recente morte di mafiosi e mostri psicopatici 
è da due giorni che sto guardando su internet interviste ai serial killer,
Ted Bundy, Manson, Jeffrey Dahmer, e tanti altri, anche donne. 
Hanno stuprato, strangolato, mutilato, scopato cadaveri
in putrefazione, sparato alla testa, mangiato cuori e chi più
ne ha più ne metta. Sono un uomo sensibile. La sensazione
è stata quella di essere risucchiato in un abisso senza
fondo, e la cosa più paurosa era di sentirmi parte di questo
abisso in quanto essere umano, proprio come loro, come
quelli che nominiamo "mostri" per sentirci al sicuro. Invece
quell'abisso fa parte anche di noi. Di ognuno di noi.
Uno sguardo panoramico sulla mostruosità dell'essere
umano mi ha portato nei campi di concentramento e poi
tra i due funghi atomici di Hiroshima e Nagasaki. Orrore
infinito, senza tregua. Per riprendermi ho dovuto pensare
intensamente alle patatine fritte, e poi ho rivisto le comiche
di Stanlio e Ollio, specialmente quel film dove i due comici
danzano con una leggerezza ultraterrena, così poco a poco
sono tornato ad amare gli esseri umani, poco a poco.
Ma non convinto del tutto.






giovedì 23 novembre 2017

CASTING CHISCIOTTE

CASTING CHISCIOTTE! ATTENZIONE!
Da oggi parte il casting per il nuovo progetto Chisciotte,
questa volta sarà un vero e proprio lungometraggio
che avrà per tema le molestie sessuali nel mondo del
cinema, titolo provvisorio: SI TOLGA LE MUTANDINE.
Potete scrivere alle produzioni Chisciotte tramite la mia
pagina Facebook, questa che state leggendo.
Importante: non è richiesta una precedenza esperienza
nel mondo del cinema o del teatro, non è richiesta la
conoscenza dell'inglese, nessun curriculum da spedire
o da infarcire di menzogne, basta avere belle tette e
un bel culo e ovviamente: mutandine affascinanti.
Le aspiranti protagoniste dovranno presentarsi entro
e non oltre il 15 febbraio nell'abitazione studio del
regista Ricky Farina. Il provino consisterà in un aperitivo
a base di vino spumante e noccioline fresche, poi il
regista accenderà la videocamera e vi chiederà di
dire le prime cose che vi vengono in mente, dopo una
manciata di minuti dovrete abbassarvi i pantaloni
molto, molto lentamente, fino a mostrare le mutandine.
Nulla di più, nessun rapporto sessuale con il regista.
Solo le vostre adorabili mutandine che dopo dovrete
lasciare al regista per un'attenta analisi olfattiva.
L'odore più "femminile" verrà preso in considerazione
per la parte della protagonista. Astenersi donne dalla
denuncia facile. Vi aspettiamo numerose.

mercoledì 22 novembre 2017

PENSIERO

Il tempo non passa, non è mai passato, è solo un'illusione.
Tutto è pietrificato fin dalle origini che sono rimaste origini.
Non possiamo arrivare in ritardo agli appuntamenti, e dirò
di più: nemmeno in anticipo. Tutto è puntuale, congelato.
I dinosauri convivono con i nostri attimi e annegano nei
nostri Martini Dry, preistoria e pre-dinner si fondono.
Siamo eterni, come la polvere. Vivere è solo amnesia.

L'ARTE DELL'APERITIVO TOSCANO

IL MIO VIDEOBLOG SUL FATTO

AUTORECENSIONE

Quando un regista trova una formula è difficile che se ne distacchi, capita a tutti,
a Fellini, Allen, Kubrick e a tutti i maestri. La formula è anche frutto di uno stile,
di un'impronta. A volte vorrei come spettatore che il genio andasse contro se stesso,
che si tradisse "per spirito geniale", e così sogno un western girato da Fellini o un
film horror con lo stile di Woody Allen, ma mi rendo conto che non
si può andare contro la propria natura, le impronte digitali sono quelle e
non si cambiano. Ognuno segue il proprio percorso che alla fine è un destino
e il destino è la propria personalità. Questo vale anche per il sottoscritto,
e mi metto senza vergogna tra i maestri. Uno sul Fatto Quotidiano mi ha scritto
più o meno questo: "Se non ti vedo al cinema per me tu non sei un regista,
quando vedrò un tuo film al cinema allora potrò darti credito".
Esiste un ragionamento più servile di questo? Gli ho risposto che Francesco
non aveva bisogno di una cattedrale, gli bastava la vastità del cielo e
gli uccellini per predicare la sua fede. Ecco, io non ho bisogno di una sala
cinematografica per essere un regista, sono "un regista di uccellini".
L'ultimo mio film che si intitola UNA A CASO è la summa della
mia personalità, secondo il mio gusto. Un regista che esce con
la propria videocamera e si porta dietro la propria fede nelle immagini,
mi lascio guidare dal caso e dal mio occhio, ogni angolo della città
può trasformarsi in un set, ogni persona può diventare protagonista
di un mio film senza rendersene conto, e questo mi fa sballare, mi manda
in estasi, non conoscere, non sapere nulla di chi riprendo,
essere all'oscuro è fonte di luce, vedo i volti per quello che sono,
senza maschere, volti nudi come il respiro e la vita. Questa è
la cifra della Chisciotte, questa è la personalità di Ricky Farina,
unica come le mie impronte digitali e la mia retina "non asportabile".
Questa è arte, arte del nulla, del caso(non del cazzo).
Ed ha un suo senso inespugnabile. Mi amo perché vi amo.

martedì 21 novembre 2017

UNA A CASO.

L'ESSENZA

Un sociologo dovrebbe frequentare le sale d'attesa, 
campionario di varia umanità alle prese con il tempo
scandito elettronicamente. Stamattina sono andato
a rifare il tesserino sanitario con la mia bella denuncia
di smarrimento. Con il 242 sono rimasto seduto
per circa 30 minuti e ho spalancato la mia mente, ho
accolto tutti dentro di me: la cinquantenne con le calze
a rete e i capelli ossigenati, il vecchio con le mani
tremanti, il giovane con le cuffiette, le mamme con
i figli strillanti che segavano i nervi, la donna che è
andata allo sportello con i jeans attillati, il signore
con gli occhiali scuri che mi fissava dal fondo della
sala e tanti altri, tutti in attesa del proprio turno, forse
inconsapevoli di vivere l'essenza stessa della vita.

RICKY VIDAL

Devo ancora fare la doccia e vestirmi.
Non ne ho voglia. Aiuto. Mi chiedo: a che pro?
Nessun appuntamento di lavoro, è facile
quando non lavori. Nessuna incombenza
a parte la morte...ah già, la morte! Vado
subito a farmi la doccia! Solo Pino Silvestre
riesce ancora a dare un senso ai miei
giorni. Pino Silvestre è un'icona della
profumeria mondiale, un marchio che ha
rivoluzionato il mondo della profumeria diventando
un trendsetter fin dagli anni 50. È uno
storico marchio italiano, apprezzato a
livello mondiale per la sua immagine iconica
e la sua capacità unica ad esprimere in modo
inconfondibile la vera essenza della natura.
La fragranza di Pino Silvestre
è prodotta da oltre 50 anni dalla famiglia Vidal
di Venezia, con l'impegno costante nella
ricerca dei preziosi oli essenziali fondamentali
per la resa perfetta della fragranza.
Una tradizione che rappresenta una garanzia
sia per i consumatori affezionati
che per i nuovi. La pubblicità è l'anima della
vita! Che cosa è la vita se non un commercio
costante con l'ignoto?

lunedì 20 novembre 2017

LO SCANSAFATICHE

Anche oggi ho fatto il mio sporco lavoro di scansafatiche 
illuminato, ho buttato giù qualche verso così come mi veniva, 
senza starci a pensare troppo, quando scrivo non mi piace 
pensare, preferisco schizzare parole da dentro, e ho girato 
un monologo sull'egolatria e un film sull'autunno che sta per
approdare su questi schermi social. Sono contento, la mia
parte l'ho fatta bene o male, posso andare a letto con la
pace nel cuore, posso godermi qualche pagina di un buon
libro, posso sognare di essere Colombo che scopre se
stesso pensando di scoprire un altro. Che senso ha tutto
questo se l'universo è condannato a diventare una
polpetta astrale? Meglio non domandarselo e poi il senso
è sopravvalutato, certo mi mancano i commenti del mio
amico Nicolino che mi riportavano sulla terra degli uomini.
Mi mancano tante persone, anche quelle che sono in vita.
Mi manco a me stesso. Eppure vado avanti perché non
c'è nulla da fare, non c'è proprio nulla da fare, tentare di
essere se stessi, di non tradirsi mai, e passare come un
brivido su questo mondo che gira senza pietà alcuna.
Anche la gioia ha le sue catastrofi: luce e polvere. Fine.

SPLENDORI E MISERIE DELLE FOGLIE

SCIROPPO

Una volta ho vomitato 
sciroppo 
d'anima e 
mi sono trovato 
prosciugato 
di me stesso,
una cosa tra altre cose.
Un ferro da stiro era al
mio stesso livello,
anche una noce
spaccata dal mio
pugno,
in questa nuova
forma di vita
Dio era assente,
o almeno
così sembrava,
una candela
in una chiesa aveva
la stessa consistenza
dei miei sogni
liquefatti, e infinite
sorgenti
guizzavano
nell'universo
senza essere contaminate
dalla sete umana.
Vivere senza
anima
rendeva tutto puro,
innocente e
quasi perfetto.
Anche le ombre
erano solo
ombre.
Solo una cosa
non
quadrava: il sapore
inatteso
delle mie lacrime
ribelli.

INTERVISTA A UN EGOLATRA

domenica 19 novembre 2017

I CALZINI

Può capitare di avere i calzini allentati.
Ogni passo una discesa agli inferi delle caviglie.
Una tragedia elastica, sottile sottile.

L'universo è una macchina che produce
assenze, entropia del disincanto.
E un calzino si fa simbolo innocente.

Vivo nella clausura del mio io, voragine
di simmetrie tenui, l'amore cova un addio
senza rancore, la musica crea orizzonti.

E un calzino ribelle mi riconsegna alla
terra, sprofondo nella misera dolcezza
dell'ineluttabile, e amo la vita come un

folle.

sabato 18 novembre 2017

IL VERO SCANDALO - IL FATTO QUOTIDIANO

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/18/il-vero-scandalo-nel-cinema-non-e-il-caso-weinstein/3986426/

venerdì 17 novembre 2017

LUI ERA UNO APERTO

Lui era uno aperto. Raccontava tutto di sé.
Tranne una cosa. Aveva sempre camicie stirate,
polsini inamidati e palle depilate. Ci teneva
molto alle sue palle depilate. Aveva una mente
fresca come una mentina. Gli piacevano
i vicoli ciechi, anche quelli metaforici.
Era un uomo dall'aspetto gradevole e con
una non banale capacità di commuoversi.
Ma non era romantico, al chiaro di luna
preferiva i vibratori con movimento elicoidale.
Aveva numerose spasimanti, molte avventure,
ogni tanto andava anche con gli uomini
seguendo questo paralogismo: se io sono
un uomo non posso schifare gli uomini,
altrimenti schiferei anche me stesso.
In base a questo ragionamento lo prese
nel culo almeno 13 volte. Era fatto così.
Con i suoi pregi orribili e i suoi difetti
fantastici.  Era elegante come un ribes
sopra un cioccolatino. Aveva sentimenti
azzurri e un segreto nel taschino della
sua anima. Per via di quel segreto che
si portò nella tomba, fu da tutti pianto
come un uomo aperto ma enigmatico.
Sulla sua lapide fece incidere questo
pensiero: non posso più fare la pipì.
Così finisce questa storia e la sua vita.

MINI DIALOGO CON AGOSTINO AL BAR

Ricky -Ago, dimmi una cosa bella-
Agostino -Quanto tempo hai Ricky?-
Ricky -Ah, quindi sei pieno di cose belle!-
Agostino -Il contrario, dovrei sforzarmi
di trovarne una-
Ricky -E'così difficile?-
Agostino -Qui è dura Ricky, non so quanti
caffè faccio al giorno, la notte prima di
addormentarmi cerco una soluzione ma...-
Ricky -Tu prima di addormentarti cerchi
una soluzione, io una carezza-
E così finisce tutto in una risata, io torno a casa
a fare "l'artista" e Agostino continua a fare caffè.
Sarò uno scansafatiche ma sono un
cliente simpatico.

ORGANISMO

La domanda "quanti libri leggi in un anno?" è senza senso. 
Basterebbe anche solo un libro, forse anche solo una frase,
del tipo: "Onora il padre e la madre". Quello che conta sul
serio è vestirsi di un pensiero, dare un corpo alle parole.
La cultura è un organismo vivente e ha bisogno d'aria.

giovedì 16 novembre 2017

LA SCENA DEL CUORE




Ecco la scena del cuore, la scena che forse amo di più nella storia del cinema.
Tratta dai 400 colpi, primo lungometraggio di Truffaut.

Truffaut in questo film ha raccontato la propria giovinezza, e la ruota centrifuga
ne è il simbolo. Quindi non poteva non viverla insieme al suo piccolo protagonista.

Un giovane Truffaut gira insieme alla ruota, e nello stesso tempo gira il suo
film, fusione fenomenale di vita e cinema. Per i curiosi Truffaut è l'uomo che
esce per ultimo dalla giostra.

LA VOCE DEI BOTTONI

Tutti i bottoni che ho perso in vita mia 
mi stanno chiamando. 
La loro voce è appesa a un filo. 
Posso sentirli solo se faccio silenzio dentro di me. 
Mai dimenticare chi ci ha aiutati fino 
alla vertigine di un colletto, 
chi ha dato dignità ai nostri polsini, 
chi ci ha salvati dalla vergogna 
sotto le nostre cinture, 
chi ha lottato insieme a noi contro 
il vento e la tempesta. I bottoni, 
così docili al desiderio, si sono fatti slacciare 
da una carezza o da un bacio, 
sono sempre stati fedeli 
ai nostri amori. E ora mi 
stanno chiamando 
dalle terre incantate dell'oblio, 
vogliono il mio perdono 
per avere sognato anche loro 
la libertà.

EVANESCENZE

mercoledì 15 novembre 2017

RICKY SUL SET DI EVANESCENZE


CHICCA

Chicca ha un bel cervellino, tanto tanto carino,
ogni tanto gli mette la camicia di forza di un
assillante femminismo, e viene fuori un casino.
Chicca s'indigna! C'è un limite a tutto! Basta
con l'esaltazione del negativo e di una cultura
di morte! Basta, che si rientri nei ranghi!
Quali ranghi Chicca? Quelli del tuo pensiero
unico? E parla di cultura di morte in un blog
di poesia, e fa bene, la poesia non dimentica
mai la morte. Poi Chicca si va a vedere la tv,
in tv lei coglie una cultura di vita invece.
Beata innocenza e beata Chicca. W la tv e
abbasso il cinema. Vero? Nei ranghi orsù!
La poesia non deve destabilizzare il mio
tinello! Il ragù deve pensare, deve meditare!
Se mi esaltate due assassini il ragù viene
male! E poi mio marito se la prende con me
e mi va per traverso anche la tv! A ognuno
il suo tinello, a ognuno il suo cervello.
A ognuno il suo carrello (della spesa).
Chicca, a volte va nel bagno e gioca
d'azzardo pensando a Riccardo. Si tocca
in clandestinità, esce fuori dai ranghi,
immagina d'essere Bonnie, e gode con
il suo mister Clyde nascosto, quello di
cui ha paura, quello che segretamente
l'affascina, poi ploff, esce la deiezione
cilindrica, e tutto rientra nei ranghi.
Il ragù è pronto. E Chicca è felice.
Fra poco inizia il suo programma TV!
Chicca non c'è più.

martedì 14 novembre 2017

DISOBBEDISCO A MEDEA!

Oggi disobbedisco a Medea perché ho voglia di parlare. Sto per partire per il mare con mio fratello, andiamo dall'adorata mamma Milena Morena. Ethel ha avuto visioni di incidenti stradali, spero che si sbagli, e lo dico anche per scaramanzia, ma se non dovessi tornare ricordatemi come un bravo "ragazzo". Non un poeta. Per rispondere ad Anonimo infamone su Schifano o Caravaggio vorrei dire questo: non sono abituato a considerare un artista inferiore a un altro, un artista è un artista e basta.
Non considero Sandro Penna inferiore a Dante, per esempio. Riconosco a Dante una maggiore importanza "storica", solo questo. Detto questo non mi annovero tra gli artisti, sono un dilettante di talento, questo sì, ma un dilettante, uno come voi, solo con più ostinazione di voi, forse. Più ostinazione o più narcisismo o più urgenza di esprimermi, non so, fate voi. Ho un'altissima considerazione del mio lavoro, nel senso che amo le persone che riesco a catturare, e penso
che il mio lavoro abbia un valore sostanziale di testimonianza, la forma a volte è buona, ma
non è l'ubi consistam del mio operato. Questo penso di me. Se devo riconoscermi una qualità
vera e propria è la capacità di ascolto. Per il resto sono un uomo pieno di difetti, anche come
"regista", tecnicamente sono un bambino, un eterno principiante, non so nemmeno quanti
pixel abbiano le mie immagini, ma non me ne frega un beato cazzo, ad essere sincero. Ho letto un articolo di Eco su Internet, sulla folla di falsi poeti che infestano internet, ma Eco alla fine dice che in tutto questo brago (melma) può nascere a volte un fiore. Ecco, secondo me il mio blog in alcuni momenti riesce ad essere un fiore, di questo ne sono certo, ed è per questo che vado avanti.
Mi scuso con gli anonimi per essermi accalorato forse troppo nelle risposte. Saluti a TUTTI.

Ricky Farina 

MEDEA

Riccardo,
in questi ultimi giorni, entro nel blog e mi sento come un pesce fuori d’acqua: in 8 anni-da quando ti conosco-non era mai successo. A volte, non ti ri-conosco: questo, tuttavia, non è un male. Ho capito che mi piace non riconoscerti, vuol dire che non mi sono mai sbagliata, credendo di smarrirmi quotidianamente in te per impararti, che, come ben sai, è il mio sport preferito. Per me sei una scienza nuova e in continuo cambiamento, da sempre: pertanto, ti conosco per dimenticarti e ti amo per sentirmi in un dolce lacerante annegamento, senza mai darla vinta alla morte. Detto ciò, non mi piace certo tuo discorrere con i lettori del tuo blog in termini di spiegazioni e di “risposte” che sono assolutamente stridenti. E’ come se, a parer mio, queste “giustificazioni ingiustificabili” declassassero il tuo Lavoro, lo portassero ad un livello base e, che gli altri lo vogliano o no, lo riconoscano o no, appartiene alla Poesia, che di basico nulla ha.
Ora, la Poesia non si può spiegare, se si tenta di farlo, è come se il Cristo cedesse al mito della ricchezza nel deserto. Ho letto il tuo scritto e ho pensato a Novalis: il suo corpo portentoso di ventinovenne rimasto, d’improvviso, con un cuore incapace di dar voce alla sua Poesia. Mi sono sentita investita dalla sua morte e, insieme, dalla tua vita. Lui che si sentiva un sacerdote folle e che, senza sentirmi affatto blasfema, ritrovo in te, non ha mai ceduto a certe disperazioni da shampista, con tutto il rispetto per le shampiste, che sono tutte mie amiche. Io non condivido certe tirate catechistiche, che mancano di rispetto all’uomo, tanto quanto certe maledizioni ed improperi: entrambi i punti di vista tendono a snaturare l’essere umano della sua essenza e, dunque, trovano in me un rifiuto; ma questo non cambia nulla al tuo Lavoro che è la Poesia. Perciò, a volte, leggere la Poesia che lecca l’aridità di certi attaccucci gratuiti e insensati mi fa arrabbiare. Con te. La Poesia è Poesia. Non è nient’altro. E’ ingiustificabile. E quindi non risponde, dona. Non si giustifica, si denuda. Non si lecca le ferite (che non ha), gode delle sue oscenità plurali.
Ciao, Riccardo.
Francesca.
p.s. In un tramonto coi gabbiani resterà sempre l’ultimo rantolo di un giorno che muore.

KLAUS E LA FARFALLA

LA BANDA BONNOT

ELEGIA DELL'INSONDABILE

lunedì 13 novembre 2017

BRUNO

IL BLOGGER RISPONDE

Prima di tutto Attimi.  Cara Attimi, molte paure sono irrazionali, ma non sono mai irragionevoli, c'è sempre un motivo, una ragione. Quindi rispetto la tua "paura" nei miei confronti, ma la considero una paura irrazionale, e a me fa sorridere. Anche alcune mie paure mi fanno sorridere, sai che non posso mettermi una maschera da sub sul volto? Ho subito la sensazione di soffocare. Una cosa ridicola.
Hai sicuramente i tuoi buoni motivi, forse sei una spia! Detto questo ti voglio rassicurare sui miei sentimenti nei tuoi confronti, trovo che tu sia una persona splendida, molto sensibile e dotata di
un cervello in azione e di una fanciullesca voglia di vivere che mi commuove, e i film che mi hai dedicato li trovo geniali. Anzi, ho dei sensi di colpa nei tuoi confronti, dovrei seguirti di più sul tuo blog! Per me averti nel mio blog è un onore e una gioia. E sono anche affezionato ai tuoi addii.
Mi mancano! Dimmi subito addio, ti prego. Dammi il tuo addio quotidiano. Anche il blogger non ama la lode per partito preso, la lode acritica, quindi anche il blogger ha diritto di incazzarsi con alcune delle vostre esternazioni. Io non sono un poeta, sono uno scrigno di poesia. Dentro di me avete trovato la poesia di Alda Merini, di Gabriele Contini, di Silvano Agosti, di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo, di Beatrice Niccolai, di Nicolino Pompa, di Nicola Gelo...e di quanti altri? Tutte le persone che ho ritratto sono frammenti di poesia perché è il mio sguardo ad essere poetico. Chi ama la poesia non può non amarmi, non può non essere grato al mio lavoro, e ribadisco la parola: lavoro!
In più: non retribuito. Pensate! A volte devo subire le accuse di Fosca che mi considera un lavativo.
Un lavativo solo perché non ho un reddito? Fosca a volte ha un modo di ragionare da borghesuccio e mi dispiace molto per lui. Mi è simpatico comunque. Sì, ho fatto a botte, e le ho prese perché cercavo solo persone in grado di darmele, e non è facile, sono grande e grosso. Non ho mai rubato nulla che io ricordi. Forse da piccolo. Non ricordo. Mio fratello rubava: libri. E grazie al furto di un libro, il libro di un ladro, Bruno Brancher, siamo diventati amici di questo splendido poeta dimenticato da tutti.
Roberto gli scrisse una lettera dove gli confidava che aveva rubato un suo libro e Brancher si emozionò. Grazie a mio fratello e a Bruno tenni anche la mia prima lettura di poesie in pubblico.
E Brancher era un ladro, e non solo: tentò di accoltellare una donna che lo aveva tradito con un'altra donna! Ma era un ladro dolcissimo: balbettava. E un accoltellatore goffo goffo. Insomma: un poeta adorabile. Per alcuni di voi, quelli che non sanno che cosa sia la poesia, forse Brancher è un personaggio da condannare. Allora non guardate più un quadro di Caravaggio, era un assassino.
La poesia non segue la morale comune, non sarebbe poesia. La poesia non è mai borghese.
Per questo ho esaltato "poeticamente" Bonnie e Clyde, sono una coppia che per quante nefandezze abbia commesso aveva il brivido della poesia addosso, e solo un idiota viscido può tirare in ballo il terrorismo islamico e chi lancia sassi da un cavalcavia. Io non sopporto gli idioti viscidi, mi fanno proprio antipatia, in più aggiungono la vigliaccheria dell'anonimato. Per me sono spazzatura.
Sono duro nel giudizio? Sì. Con gli anni sto diventando intollerante. E quindi non sopporto quando in questo blog di POESIA (lo avete capito o no che il mio lavoro è la poesia?) ci si perde in chiacchiere inutili, perdendo di vista il centro emotivo di un blog come questo. Persone come Chicca fanno proprio questo: ci godono a spostare l'attenzione su altre cose e dimenticano volontariamente il resto.
Perché? Non amano la poesia. Semplice la risposta. O forse amano la poesia borghese e rassicurante, ma appunto: quella non è poesia. L'arte non deve rassicurare, non è un tramonto con gabbiani.
L'arte è perturbante. Fatta questa precisazione la bontà del blogger è infinita, in fondo vi amo tutti, anche i viscidi idioti, vi amo perché siete unici e irripetibili, perché in fondo siete disperati tanto quanto me. C'è chi mi è più simpatico, ma questo è solo un fatto personale. Silvietta mi è simpatica per esempio! Anche se in questo momento siete quasi tutti contro di lei! Anche lei a volte mi fa arrabbiare, ma arrabbiarsi è bello, ed è giusto. Umano soprattutto. Ora vi saluto, con amore. 

ECCO COME L'ARTE "PROCESSA" UN MOSTRO ( M di Fritz Lang)

IL CINEMA!

GIANFRANCO PORCU

Che grande errore
regalare tanto del tuo tempo
a chi, invece, voleva soltanto
sapere l'ora.

(Gianfranco Porcu)

domenica 12 novembre 2017

OLOGRAMMA DI RICKY

Camminare per strada in questa mattina di vento e invidiare 
il mio cappello perché spicca il volo dalla testa e si getta nella
sua breve avventura di libertà, sorridere alla battuta del mio
amico Agostino: "Ricky, sei tu o un ologramma?", non è molto
abituato a vedermi al bar di mattina presto, e anche Luciano,
il proprietario del bar, fa la sua battuta: "Ricky, sei caduto dal
letto?", devo avere un aspetto orribile, ieri sono stato tutta la
domenica a casa, avrò fatto trecento pisciate, non facevo altro
che pisciare e bruciava ad ogni fottuta pisciata. Per fortuna
ci sono le battute da bar, quell'affetto famigliare, così intimo
proprio perché intriso di pudore quotidiano, e così il sipario
consumato, sempre più consumato, di un nuovo giorno si
apre, che lo spettacolo abbia inizio: si recita a soggetto.

sabato 11 novembre 2017

I PASSI DELLE MIE LACRIME

HELENA VELENA - IL FATTO QUOTIDIANO

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/11/col-mio-frustino-da-mistress-punisco-bertinotti-la-gaia-anarchia-di-helena-velena/3969631/

BONNIE E CLYDE

Più vado avanti con gli anni e sento la senilità farsi strada in me e più amo i criminali, 
il binomio crimine e giovinezza mi piace e mi commuove, ieri ho visto un film di Fritz Lang, 
grande regista tedesco, che si ispira alla vicenda di Bonnie e Clyde, il titolo italiano del film 
è Sono innocente. Ed ha un finale splendido, splendidamente romantico, quasi religioso. 
Così sono andato a rivedermi le foto dei veri Bonnie e Clyde. E ho visto l'amore.
E la poesia. Paragonate queste foto alle foto di tutti gli innamorati, sono quasi 
tutte foto di coppie che ti fanno venire il latte alle ginocchia, invece in queste foto 
sento l'odore della libertà e della giovinezza, perché nessuno è libero come un
criminale fino a quando è libero! Clyde tiene in braccio il
suo scricciolo, il suo amore, lei è leggera come una piuma
ma è coraggiosa e il peso di una pistola è la sua unica forza di gravità. 

Andavano in giro nell'America rurale a rapinare con allegria la vita e i suoi divieti, 
e la loro fine è stata una macchina crivellata di colpi, plurimo sigillo di un amore libero. 
Li adoro. C'è stato anche un film di Arthur Penn, altrettanto bello.


venerdì 10 novembre 2017

UNA LAMA DI LUNA

Stanotte ho sognato infiniti sogni. Una lama di luna alla gola.
Ho sognato di vivere nel migliore dei mondi impossibili.
Uomini buoni come il pane, donne libere, cibo per tutti.
E tumori maligni che si sciolgono come burro al sole.
Stanotte ho rivoluzionato l'ontologia dell'universo fra perle
e porci, ho sognato di resurrezioni sul precipizio, orridi cani
affamati nella mia bocca, un diluvio universale per chi ha
sete di catastrofi, e tappeti volanti sopra montagne di polvere.
Stanotte ho sognato infiniti sogni. Una lama di luna alla gola.
Poi uno sputo di rugiada negli occhi mi ha riportato alla realtà.
Spavento crudele, crimini casalinghi, cani ciechi a guidare
uomini senza cuore, donne tumefatte, tetano nelle unghie.
L'odore di un nido appena fatto fra i rami di un albero e le
mie mani intrecciate al volo, così la realtà è diventata amica.
Appena appena sopportabile, fino a un nuovo atroce sogno.

LA FICA DEL POETA (aforisma)

Poeta non è chi dice "ferita carnivora" al posto di "fica". 
Poeta è chi dice "fica" al momento giusto. 
Fica.

LE ELEGIE DELL'INSONDABILE di Nicola Gelo

giovedì 9 novembre 2017

ETHEL AL TELEFONO

Ethel.


IN ME

In me non c'è angoscia, nessuna forma di disperazione, 
ho superato tutto, tutto, tutto. Mi basta il mare, anche quando
è lontano. Mi bastano gli annegamenti celesti e le celesti
fughe, mi basta incontrare i tuoi occhi vicino alla sorgente,
un passo di danza nelle tenebre, sognare a filo di rasoio.
Avere un volto è un'avventura, non ho paura, non sono
felice, ancora di più: ho un dolore di una bellezza sovrumana.

PENSO QUESTO

Penso questo: non ho la tv, vivo da solo, non ho figli, 
ho una donna che viene a trovarmi nei fine settimana, 
non ho un lavoro, non ho responsabilità, devo solo stare attento
a dove metto i piedi quando cammino, quindi mi viene naturale
essere libero, è la cosa più naturale che ci sia. E'facilissimo
essere me stesso. In più adoro l'autunno. Mi si addice.

TENERA APOTEOSI

AFFABILE

Sono una persona affabile, disgustosamente affabile. 
C'è sempre un sorriso pronto ad affiorare sulle mie labbra.
Mi aggiro nel mio quartiere con la mia affabilità da vero
scansafatiche, l'origine della mia affabilità è un misto di
carattere docile (fino a quando non esplodo) e di una
vita libera dal giogo del lavoro. Passo e saluto, saluto
e ascolto, ascolto e sorrido a chi mi fa un caffè, a chi
mi stira le camicie, a chi mi vende un francesino bello
croccante. Fuori dalla mia panettiera c'è un angolino di
libri usati, oggi stavo quasi per prendere un studio sui
Promessi sposi, ma il mio grado di affabilità non arriva
a tanto, c'è un limite a tutto. Nell'etimologia della parola
affabilità c'è il significato della voce che si articola, si
tratta di una favella quasi aristocratica che concede la
grazia della gentilezza. La mia vita si snoda tra la fava
e la favella. In fondo sono un aristocratico anche della
penetrazione, ho una fava docile, pronta all'uso, ma
senza molestie. Chiedo sempre "permesso?" prima di
penetrare un corpo. E quando mi masturbo cerco sempre
di dare un senso alle mie eiaculazioni autoreferenziali.
Sono affabile, un rivoluzionario affabile, un terrorista del
sospiro, un dinamitardo di piumaggi, un assassino di
ogni gelido schianto. A me piace il tepore della mia
affabilità. In fondo sono un orsacchiotto ad orologeria.

mercoledì 8 novembre 2017

TESTA DA MACELLO

Ho una testa. Una testa da macello.
Una testa scorticata. Sangue nella
bocca del cielo. Ho una testa contro
il muro, spaccata come un melone
mistico. Ho una testa rasata al suolo.
Ho una testa da fossa comune.
Ho una testa capovolta che confonde
le cravatte. Ho una testa, una sola.
La mia. Ogni pensiero una ferita.
Ogni ricordo un'esultanza.

martedì 7 novembre 2017

ROSE VOLANTI

CIAO GIUSEPPE

Dopo Nicolino anche Giuseppe è morto. La nostra 
era un'amicizia appena nata, piena di promesse, di cene da
fare assieme, di tempo da vivere, di film da inventare e
da ritagliare sul suo bellissimo volto profetico. Io e mio
fratello Roberto vogliamo ricordarlo così: sotto i portici
del Duomo, davanti alle dieci vetrine luccicanti a due
piani della Mondadori, tranquillo con il suo banchetto
di libri. Davide contro Golia. Quando muore un poeta
ti resta dentro un sorriso, il sorriso della libertà. Ciao
Giuseppe. Ti vogliamo bene per quello che sei.



lunedì 6 novembre 2017

STAMATTINA

Stamattina ho incontrato per strada una mia attrice 
inconsapevole, era la vecchietta che si puliva gli occhiali
nel mio film "Frammenti clandestini di una via", è così
eccitante popolare il mio mondo di presenze che posso
riconoscere proprio perché le ho filmate a loro insaputa.
Sono il loro regista invisibile.