sabato 21 febbraio 2015

L'UOMO DI ARAN - ( fatti una cultura Silviuccia...)

14 commenti:

silvia silviaa ha detto...

Non vedo arte, vedo la spettacolarizzazzione, attraverso un mezzo impassibile quanto cinico di una telecamera, della debolezza umana davanti al pericolo naturale e reale del mare, che personalmente con la forza delle sue onde e per il rischio immanente che stava comportando per quelle povere vite umane, non mi avrebbe fatto tenere immobile, fissa la mia telecamera. Forse é più saggio e opportuno che l'uomo la smetta di credersi Dio e guardare la caducità umana come forme spettacolari, perché sarebbe stato più umano adare ad aiutare davvero quelle persone. Noi possiamo anche solo guardare, ma attenti che Dio guarda se soltanto guardiamo, ma non aiutiamo.

rickyfarina ha detto...


Silvia! Silvia! Qui non si tratta di aiutare, qui si tratta di fare un film su una famiglia di pescatori irandesi che conoscono molto bene il proprio mestiere e non hanno bisogno di aiuto nel proprio lavoro! Il regista ha reso immortale questa famiglia con un film meraviglioso, non poteva fare altro, faceva solo il suo mestiere, se tu non apprezzi sei cieca, vivi nell'oscurità dei tuoi pregiudizi e del tuo infantilismo.

silvia silviaa ha detto...

Riccardo se in quella circostanza ci fosse scappato il morto, cosa molto probabile visto il mistero e liprevedibilità del mare, l'unico cieco e tacciato di i fantilismo sarebbe stato proprio il regista per vigliaccheria e superficialità manifesta, e ben documentata aggiungo :)

Anonimo ha detto...

In questo caso, come nei lavori di Farina, non ci troviamo davanti il regista deus ex machina come quello del film the truman show che strumentalizza la vita umana per costruire una finzione alterando la realtà. Nemmeno si tratta di registrare un fatto reale per farne informazione o cronaca. In questo genere di film non c'è da capire ma da sentire la vita...e scorgerne la bellezza. La grandezza del regista sta proprio nel rendersi invisibile in modo da trasformarsi nei nostri occhi...e questa è poi la magia che a Farina riesce particolarmente bene
-farinomane-

riccardofarina69 ha detto...


Tu hai la sindrome del Messia, un regista è un regista, fa quello che può, fa il suo, se ci fosse stato vero pericolo la troupe sarebbe intervenuta, il regista non è un sadico e glaciale spettatore della morte altrui, ricordatelo. Ha fatto al meglio il suo lavoro di documentarista. C'era lui a filmare, non noi. Lui ha amato quella famiglia di pescatori, e forse ha corso pure dei pericoli per filmare, non svalutare il lavoro del regista.

Anonimo ha detto...

Che dire...essendo amante della realtà e di spaccati di vita...sono rimasta a bocca aperta a guardare, con lo stomaco contratto, queste persone che lottavano contro una forza immane. Ma per loro quella lotta era normalità, quotidianità...erano tutti uniti nello sforzo di portare a riva una barca colabrodo e nel ripigliare una rete...oggetti che per loro erano più importanti del mettere a repentaglio la loro stessa vita. Riuscivano persino a sorridere! Decisamente uno spaccato della coesione, tenacia e della capacità di lottare che ha l'uomo e vedendo proprio questo genere di filmati ci si dovrebbe soffermare a riflettere sulle futilità in cui spesso noi ci perdiamo. Se c'è stato vero pericolo non lo sapremo mai, anche se tutto il filmato è intriso dalla sensazione di pericolo (oltre allo stomaco ho stretto anche il bucio)....ma credo che la troupe intervenendo, anziché aiutare, con la sua inesperienza probabilmente avrebbe corso solo rischi. Comunque interessante spaccato del passato...che fa anche da monito. Chicca

silvia silviaa ha detto...
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silvia silviaa ha detto...

Va bene Riccardo, ammesso che il regista abbia amato quella famiglia di pescatori o che non l'abbia usata per la ricerca di quel brivido in fondo alla schiena, che mi pare Chicca abbia provato ed apprezzato per queto il filmato visto il commento scritto, ma sapresti spiegarmi dove sarebbe il messaggio e la percezione d'arte, visto che considero l'arte quello che la realtà non consente di vedere?

rickyfarina ha detto...


Provo a risponderti : l'arte non necessariamente deve veicolare un messaggio, per esempio può essere puro spettacolo, puro divertimento, o può essere anche crudele, crudele nel senso che stravolge la nostra comune percezione della realtà e ci dona brividi d'orrore, non solo felicità, l'arte è anche perturbante, insidiosa, pericolosa, non è una scampagnata tra amici, per questo ci sono i picnic. L'arte non è un picnic ma quello che sta sotto la tovaglia distesa sul bel pratino che sembra tanto innocente mentre come ci ricorda Leopardi quel pratino è un luogo di battaglia, di vita e di morte. Tu definisci l'arte come "quello che la realtà non consente di vedere", è una tua definizione e la prendiamo per buona, ma io ti chiedo : che cosa intendi per realtà? La realtà del documentarista non l'avresti mai vista, lui ha filmato secondo il suo modo di vedere la realtà, il suo, non il tuo, se tu fossi stata su quell'isola irlandese proprio assieme a lui ma con un altro punto di vista, tu avresti girato un altro film. Conoscevi Aran e la vita dei pescatori di Aran di quel tempo ormai lontano? No, nemmeno io, non faceva parte della mia realtà quotidiana, e Flaherty mi ha permesso di vedere ciò che non avrei mai visto, con i suoi occhi, con la sua realtà.

altrimenti presente ha detto...

"Le cose esistono perché noi le vediamo; quel che vediamo e come lo vediamo dipende dalle arti che ci influenzano. Guardare qualcosa è molto diverso da vedere qualcosa. Non si vede nulla se non si vede la bellezza della cosa. Allora, e solo allora, essa acquista esistenza. L'Arte ha come obiettivo non semplicemente la verità ma la bellezza complessa."

minuscolissimo estratto dal saggio -Declino della Menzogna- consigliato per approfondire e prender spunti di riflessione sull'argomento

(Oscar)
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silvia silviaa ha detto...
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silvia silviaa ha detto...

Se consideriamo arte tutto cio'che suscita emozione e che riguarda quindi i prodotti personali dell'uomo ( anche utili come documenti di realtà, intesi come testimonianze di epoche passate e che continuano a vivere ed essere presenti),i quali non ambiscono pero' a mete supreme di rivelazione divine, posso capire il tuo pensiero e convenire con questo. Certi documentari storici in effetti hanno quella forza che ci coinvolgono e ci costringono ad ammirare il fascino di un epoca passata e immortalata,che visibilmente colpisce nell'immediato per la diversita' di usi costumi, evocando atmosfere remote, e per questo affascinanti, attratenti.Considero la realtà cio' che vediamo ed esiste nell'immannente,ma la capacità di un artista, oltre a creare qualcosa dal nulla per ispirazione o rivelazione, deve anche farci percepire e sentire la realtà in un modo diverso, attraverso il suo stile, attraverso il proprio tempo e personalità ecc.. E se ogni opera è uno stretto rapporto con l'uomo che l'ha creata, nella scelta stilistica, nel montaggio, nelle musiche ecc.. allora anche in questo senso si puo' parlare di arte, come percezione di realtà ciao. buon sabato :)

silvia silviaa ha detto...

Grazie Attimiespazi per il suggerimento.

Gaetano Gigliotti ha detto...

Dalla mia lista "doku":
http://youtu.be/ws7hReeDgQM