venerdì 8 aprile 2016

IL MIO SENSO

Mi avvalgo della facoltà di rispondere a tutte le domande
che il mio cervello mi pone a volte con fare inquisitorio.
Le risposte possono essere anche assurde come le 
domande del resto, anche l'assurdo ha una sua logica
capovolta. La più assurda delle domande è questa : che
senso ha la vita? Ognuno di noi può divertirsi a immaginare
una risposta assurda tanto quanto la domanda.
Risposte possibili: che senso ha la vita? facendo l'amore
non mi sono mai chiesto che senso abbia fare l'amore.
Oppure : la vita non ha un senso, ne ha cinque, e anche
un sesto, il sesto senso. Anche così : ognuno di noi è
unico come il senso della vita, una vita a senso unico.
Ancora : non dobbiamo dare un senso ma riceverlo,
accoglierlo sul nostro cammino, il senso ci attende, noi
e soltanto noi abbiamo il dovere di riconoscerlo e farlo
accomodare dentro di noi. Che senso ha chiedersi che
senso ha la vita? Non lo so, ma so che il senso è molto
più vicino alla pelle che alla mente, è un brivido, di paura.
O d'amore. Amore e paura sulla pelle. Ecco il mio senso.
E il vostro?

9 commenti:

attimiespazi ha detto...


La ragione dell'Amore è tutte le mie ragioni,
L'Amore è il senso della mia vita,
quell'essenziale che non si può definire..

.attimi

-farinomane- ha detto...

Una versione dei fatti.

Se ci fu permesso di scegliere,
dobbiamo avere riflettuto a lungo.
I corpi a noi proposti erano scomodi
e si sciupavano laidamente.
I modi di appagare la fame
ci disgustavano,
l’eredità passiva dei tratti
e la tirannia delle ghiandole
ci ripugnavano.
II mondo che avrebbe dovuto circondarci
era in continua disgregazione.
Vi impazzavano gli effetti delle cause.
Con tristezza e orrore
respingemmo gran parte
dei destini individuali
a noi dati in visione.
Ci chiedevamo ad esempio
se valga la pena partorire nel dolore
un bambino morto
e a che serva essere un navigante
che non giungerà mai a riva.
Accettavamo la morte,
ma non in ogni forma.
Ci attirava l’amore,
d’accordo, ma un amore
che mantiene le sue promesse.
Ci scoraggiavano
dal metterci al servizio dell’arte
sia l’instabilità dei giudizi
che la precarietà dei capolavori.
Ciascuno voleva una patria senza vicini
e trascorrere la vita
nell’intervallo tra le guerre.
Nessuno di noi voleva prendere il potere
o sottostare ad esso,
nessuno voleva essere la vittima
delle proprie e delle altrui illusioni,
non c’erano volontari
per folle, cortei
e ancor meno per tribù in estinzione
— senza di che tuttavia la storia
non potrebbe seguire il suo corso
nei secoli previsti.
Nel frattempo un gran numero
di stelle accese
si era già spento e raffreddato.
Era ora di prendere una decisione.
Pur con molte riserve
spuntarono infine candidati
al ruolo di qualche scopritore e guaritore,
di pochi filosofi oscuri,
di un paio di giardinieri anonimi,
prestigiatori e musicanti —
benché in mancanza di altre domande
perfino queste vite
non avrebbero potuto compiersi.
Bisognava ancora una volta
ripensare tutta la faccenda.
Ci era stata fatta
la proposta di un viaggio
da cui dopotutto saremmo ritornati
presto e di sicuro.
Un soggiorno oltre l’eternità,
comunque monotona
e ignara del passare del tempo,
avrebbe potuto non ripetersi mai più.
Fummo assaliti dai dubbi:
sapendo tutto in anticipo
sappiamo veramente tutto?
Una scelta così prematura
è davvero una scelta?
Non sarà meglio
dimenticarla?
E dovendo scegliere
— allora scegliere laggiù?
Guardammo la Terra.
Ci viveva già qualche temerario.
Una pianta gracile
si aggrappava alla roccia
con l’incosciente fiducia
che il vento non l’avrebbe strappata.
Un piccolo animale
si trascinava fuori dalla tana
con uno sforzo e una speranza per noi strani.
Ci sembrammo troppo prudenti,
meschini e ridicoli.
D’altronde cominciammo presto a diminuire.
I più impazienti sparirono da qualche parte.
Erano andati per primi alla prova del fuoco
— sì, era chiaro.
Lo stavano appunto accendendo
sulla sponda scoscesa d’un fiume reale.
Alcuni
già stavano addirittura tornando.
Ma non nella nostra direzione.
E con qualcosa forse tra le mani?

Da “La fine e l’inizio” (1993)
Wislawa Szymborska

silvia silviaa ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
silvia silviaa ha detto...
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silvia silviaa ha detto...
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silvia silviaa ha detto...

Per me il senso della vita è quel riconoscimento, quella comunione ad uno slancio ideale e morale per trovare Dio nelle meraviglie del creato e nella giustizia nella bontà e nell'amore dell'uomo affinché, attraverso una motivazione spirituale, la vita venga riscattata da quel fardello insopportabile che è il male, ma l'uomo ad un certo punto ha bisogno di un aiuto, perché non può salvarsi con le sue sole mani dalle tenebre interiori, dall' angoscia esistenziale, dalla morte, perché il male non cessa un istante per allontanarci, indebolirci, scoraggiarci dalla via del bene, e questo aiuto e forza per me da credente cristisna è Gesù.

altrimenti presente ha detto...


il mio contributo

(Oscar)

https://www.youtube.com/watch?v=YT9KeKWc2mA

Devic Essence ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Freddy Fosca ha detto...

Beato te che ti dai tanta importanza...Non conti un cazzo, frattaglie umane, in movimento. Eppure l'"Essere e il Nulla" lo hai letto. Sarai una salauds come diceva Gian-Paolino il filosofino? Sei un borghese con la pappa assicurata....