lunedì 6 aprile 2015

BEATRICE - IL FATTO QUOTIDIANO

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/06/beatrice-niccolai-vita-parole/1557251/

8 commenti:

silvia silviaa ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
silvia silviaa ha detto...

Le parole hanno un significato, ma poiché sono anche suono se messe in relazione acquisiscono davvero una potenza nel campo percettivo, comunicativo e rivelatore, e la poesia con i suoi ritmi, le sue rime è davvero magia. Che dolce Beatrice, ed è verissimo cio che dice, forse abbiamo un debito enorme con i poeti perché non li ascoltiamo più, questa vita frenetica, fortemente competitiva forse ci sta cambiando e dobbiamo riscoprire molto l'esercizio dell'ascolto.

silvia silviaa ha detto...

...Grazie Riccardo che con i tuoi lavori ce lo ricordi.

Anonimo ha detto...

L'uomo deve fermarsi, cominciare a pensare verso cosa sta correndo. Fino a tutto il decennio dei trent'anni si corre su un treno a tutta velocità ...senza troppo soffermarsi e chiedersi il perché di tante cose e di ciò in cui si crede. Poi a 40, per molti, inizia in genere la crisi...si comincia a scendere dal treno e si guarda smarriti il passato non riavvolgibile, il presente disilluso ed il futuro incerto senza entusiasmo. Sarebbe meglio che più che cani randagi, alla ricerca consolatoria della prima cosa commestibile che capita, fossimo cani da tartufo ...sempre alla ricerca di qualcosa di prezioso. La sincerità sentimentale, la complicità sentimentale ...è un bene prezioso che va sempre più perdendosi tra mille finzioni... mille silenzi senza chiarificazioni.... mille intromissioni di altri....mille cinismi. La poesia ....si la poesia tanto decantata ma che purtroppo il più delle volte rimane solo un insieme di parole sulla carta ma non compenetra nella realtà l'intero essere umano. Tante belle parole declamate ma che rimangono sterili senza attecchire ....poi nella realtà dei fatti di tutti i giorni si trasformano in armi di aggressione volgare e mortificante. La verità?...in questi due blog il messaggio che mi è a volte giunto è che ormai come simbolo di verità si ricada sul termine "prostituzione"....nel senso che per molti diventa forse l'unico rapporto sincero, in effetti è un contratto commerciale io so cosa compro e la controparte è ben chiaro cosa vende, non c'è possibilità di equivoco, di illusioni. Ma se non si ha più la possibilità di comprare? Se non si ha più nulla che interessi da vendere? E se non si ha più la capacità e l'entusiasmo di relazionarsi?.... Cosa resta? Dei gran monologhi inascoltati in solitudine o dei grandi silenzi. Chicca

-farinomane- ha detto...

Un ritratto indimenticabile.
Un racconto, un viaggio. Il viaggio nell'anima, quella di Beatrice, quella di ciascuno di noi. Il ritratto di una poetessa ma anche della poesia e della vita (la poesia è vivere, riappropriarsi del tempo, delle verità). Un film in cui l'immagine e le parole si fondono magistralmente e così entriamo nell'umile rifugio della poetessa, nella tana cavernosa dell'animale ferito, nell'oscurità ancestrale dell’anima.
A raccontarcelo, assieme alle parole, c'è l’immediatezza di una inquadratura impudente che conquista sempre più intimità stringendosi sui meravigliosi occhi di Beatrice, trasparenti e al contempo pieni di mistero, che condividono la scena con le sue mani, visibilmente segnate dalla dignità del dolore e della fatica. Un’anima che è un tutt’uno con il corpo.
L’indole di Beatrice è già raccontata all’inizio con la potenza evocativa delle immagini e dei suoni: l’immagine di un aereo in picchiata verso il cielo, che intimidisce con il suo boato, seguita da quella di una terra incolta, nuda, da cui sembrano provenire stridori umani, voci di assenze. Beatrice è furore ispirato, volontà di ascesa al cielo, vocazione alla libertà e all’amore, ma nello stesso tempo radicamento alla terra, attaccamento alla solitudine, accettazione del dolore e della morte. Forza e fragilità, leggerezza e pesantezza, cielo e terra, paradiso e inferno. Vita e morte.
Beatrice è una donna che si consuma, che non si risparmia, che usa le sue mani forti e delicate per impugnare tanto un’accetta, con cui spaccare la legna per il fuoco, quanto una spazzola o una matita-kajal per giocare a farsi bella. Beatrice sa assaporare il silenzio per riuscire a godere dello scoppiettio di un fuoco e del miagolio di un gatto. Beatrice sa fermarsi per camminare dentro la sua anima, sa morire per rinascere.

riccardofarina69 ha detto...

Mi piace quello che hai scritto Farinomane, mi sono permesso di postarlo sulla mia pagina facebook dove sono BERNARDO BUNUEL. Grazie.

-farinomane- ha detto...

Onorata. Le mie parole sono frutto del tuo lavoro..quindi sono tue

attimiespazi ha detto...

brava, bello, sentito, -farinomane-
il tuo articolo mi ricorda molto lo stile Medea..
ciao!

.attimi