venerdì 7 ottobre 2016

CICLO HAYDN : ecce homo.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Smarrito alla vita.....un barlume di coscienza alla realtà sembra balenare in quello sguardo interrogativo rivolto all'uomo con la videocamera. Chicca

Anonimo ha detto...

Lo dico senza ironia ma immaginando, per quanto mi è possibile, la condizione raggiunta dall'uomo nell'angolo: non credo sia interessato alle notizie riportate sul giornale che, lentamente e con fatica, sfoglia.

Giulio

rickyfarina ha detto...


Medea:
Ecce Homo: tu non usi maiuscole, regista. E fai bene. Dinanzi alla vergogna dell'Uomo, la grammatica perde ogni ragione d'essere e le parti variabili del discorso sono la lusinga di uno scriteriato all'Inettitudine ancestrale. "ecce homo" è il silenzio. Ma è anche il coraggio: l'inno alla vita di "la tartaruga" era un crescendo, gli occhi del cristo sono l'assenza di verbo e di azione. L'assenza.
La poesia del film è nello scontro di due titani: si studiano, si interrogano, si infuriano, duellano, poi si voltano, si dimenticano. E' la storia del mondo. E' la Storia che va così. Ma sono anche due tragicommedie che incontrano: il tutto e il niente, ma il campo di battaglia è lo stesso, la stessa terra, gli stessi passi, le stesse mani. Mancanze. Ossessioni. Assedi. Innamoramenti. "ecce homo" non va commentato. Va visto. E custodito. "ecce homo" è Edipo lo zoppo, perseguitato dalla sorte e assunto in cielo, mentre, cieco oramai, i suoi piedi deformi sono bagnati dalla rugiada di anemoni e crochi. Pensa, lo zoppo che cammina sui fiori!
Hai il coraggio di un Agamennone, qualcuno potrebbe addirittura dire che sei spietato: per me sei Patroclo che va a morire, portandosi addosso l'insostenibile armatura d'oro di chi ama. Ti amo, Vi amo. Ma io ho perso l'armatura. E poco conta.