lunedì 2 maggio 2016

LA POESIA CHE AMO

Ecco una poesia che amo senza riserve,
infinitamente, è Totò al suo meglio, ed
è una poesia perfetta, scritta da un uomo
scisso tra la sua anima principesca, altera, e la
sua natura di comico popolare di altissimo
livello, Totò, un signore e un buffone
che in questa poesia si rivela e ci rivela
il senso della vita, e quindi della morte.


16 commenti:

-farinomane- ha detto...

...a proposito di poesia, napoletanità e magia

https://www.youtube.com/watch?v=K18JEUTC4JE

Anonimo ha detto...

Concordo con Totò ....e tu non hai idea Riccardo di quanto sarei curiosa di sapere nell'eventualità di un incontro quale poesia mi declameresti, che sicuramente non conosco, e per cui ti incazzeresti. Non mi dire non mi dire ...so già la risposta...."non ne avrai mai la possibilità come per il mio verme/camolino". Cagnolone mordace gnac gnac Chicca

rickyfarina ha detto...


Una poesia di Sylvia Plath.

E così questa particolare ragazza
in una cerimoniosa passeggiata d’aprile
col suo più recente pretendente
si trovò all’improvviso oltremodo sconvolta
dalla sfrenata babele degli uccelli,
da quel mare di foglie.

In preda a questo tumulto, osservava
i gesti del suo innamorato che sbilanciavano l’aria,
e il proprio passo vagante ineguale
in quel solitario rigoglio di felci e fiori.
Giudicava i petali in scompiglio,
e la stagione in generale, sciatta.

Come desiderò allora l’inverno! –
Scrupolosamente austero nel suo ordine
di bianco e nero
ghiaccio e roccia, ogni senso nei suoi limiti,
e la gelida disciplina del cuore
esatta come fiocco di neve.

Ma ecco – un germogliare
anormale abbastanza da mettere in scompiglio
le sue cinque regali facoltà –
un tradimento da non tollerare. Sì, impazziscano pure
gli idioti nel manicomio primavera:
lei se ne tirò subito fuori.

E mise tutt’intorno alla sua casa
tale una barricata di spine e impedimenti
contro quella stagione sediziosa
che nessun uomo all’assalto poté sperare d’infrangerla
per anatemi, pugni o terrore:
e nemmeno per amore.



Anonimo ha detto...

hehehehe caruccia! Non c'è primavera non c'è estate ..che possa portare scompiglio quando c'è già amore. Può un amore far crollare un altro amore ramificato come radici di una mangrovia? O caso mai ....semplicemente si può fondere in un abbraccio d'amore mentale. Ed adesso basta ....che divento troppo poetica e poco pratica. Chicca

Anonimo ha detto...

Tu mi piaci

Freddy Fosca ha detto...

Scusa ma per sta merda, hai fatto piangere una "donna"...? Capisco per qualcosa di Esenin o Majakovskij.
"Maria! Maria! Maria!
Lasciami entrare Maria!
Non posso restare in istrada!
Non Vuoi?
Tu aspetti
che con le guance infossate,
assaggiato da tutti,
insipido
io venga
a biascicar senza denti:
«sono oggi
mirabilmente onesto»."
...bahhhhhh!

rickyfarina ha detto...

Preferisco Totò a Majakovskij. L'uomo nero di Esenin invece vale (per un soffio ) A livella.
Neanche tu la conoscevi Fosca? Ma dove cazzo hai vissuto per tutti questi anni ?
In un cesso porcellanato ?

Freddy Fosca ha detto...

Ma che cazzo dici? Malafemmina è na mmerda! Non ti azzardare a comparare certi guitti del cazzo, con i VERI POETI. Quando parli di Esenin o Majakovskij levati il cappello stronzo!

rickyfarina ha detto...


Ma smettila piscialletto!
Majakovskij? Non ne parlo
male, craniovuoto!
Solo che mi disturba questa
voce sempre tesa, sempre
enfatica, l'eleganza di
Totò è inarrivabile.

Freddy Fosca ha detto...

Che sei stronzo?

Freddy Fosca ha detto...

Vaffanculo sei un fallito!

rickyfarina ha detto...

Se uno ti tocca gli idoli ti fermentano le palle
eh? Guarda che nessuno è esente da critiche,
nemmeno i tuoi poeti amati. Preferisco Sandro
Penna a tutti i tuoi poeti, ok? Se voglio una
scossa elettrica ok, ma le scosse elettriche
non mi servono, servono ai vegetali che fanno
una vita da vegetali, ogni tanto ok, ma i
miei poeti sono Saba, Ungaretti, Baudelaire,
Penna e altri, e li preferisco al tuo Maiak!
Mettiti l'anima in pace sturatubi!
Un bacio sulla scapola sinistra.
Ciao.

Freddy Fosca ha detto...

Fai come cazzo vuoi. Dicevo la mia. Se per te la poesia è roba da cabaret.. sono cazzi tuoi.

vitanuova ha detto...

Penso che ognuno abbia le proprie preferenze e, come tali, vanno rispettate! Dai gusti e dalle opinioni altrui si può arrivare a conoscere nuovi mondi. ...C'è sempre da imparare! Siete carini quando vi prendete a suon di parole!
P.s. Parola chiave: SENSIBILITA'.

Anonimo ha detto...

Ecco qua ....la dimostrazione che a Monte, indipendentemente dal percorso e dal vissuto dell'artista, la valutazione finale si riduce ad un ......mi piace o non mi piace. Vi abbiamo trasmesso ...appena sopra....uno scambio di vedute fra pesi massimi, 100 kg, sui rispettivi gusti letterari. A proposito ...recentemente ho letto un libro che riportava considerazioni di Russi, di varie età, sul passato ed il presente della Società Russa. Mi ha colpito molto nei racconti l'indole incancrenita di sottomissione/masochismo e martirio, oltre ogni logica concepibile, legata alla dittatura del passato e da cui si salvano i giovanissimi. Ma il racconto che mi ha più colpito è stato quello di una Madre ....che malediva quell'indole incancrenita al sacrificio che era stata veicolata e nutrita dagli innumerevoli poeti/scrittori russi....con le loro composizioni legate al martirio, alla tristezza, al sacrificio per la Patria e all'esaltazione della morte. Nel periodo della dittatura la loro relativa libertà ed occasione di svago/condivisione era riunirsi con la famiglia o pochi amici a disquisire di questi testi di grandi poeti e scrittori russi. Malediva questa cultura connessa all'esaltazione della tragedia/tristezza, incolpava sua Madre ancora in vita per avergliela inculcata .....e malediva se stessa per averla insegnata a suo figlio e non essersi accolta che lo aveva programmato al mal di vivere .......che lo aveva portato ad amare la morte più della vita tanto da suicidarsi a 14 anni. Chicca

attimiespazi ha detto...


Acqua Sessuale

Rotolando a goccioloni soli,
a gocce come denti,
a densi goccioloni di marmellata e sangue,
rotolando a goccioloni,
cade l'acqua,
come una spada in gocce,
come un tagliente fiume vitreo,
cade mordendo,
scuotendo l'asse di simmetria, picchiando sulle costure dell'anima,
rompendo cose abbandonate, infradiciando il buio.

È solamente un soffio, più madido del pianto,
un liquido, un sudore, un olio senza nome,
un movimento acuto,
che diviene, si addensa,
cade l'acqua,
a goccioloni lenti,
verso il suo mare, verso il suo asciutto oceano,
verso il suo flutto senz'acqua.

Vedo l'estate distesa, e un rantolo che esce da una granaio,
cantine, cicale,
città, eccitazioni,
camere, ragazze
che dormono con le mani sul cuore,
che sognano banditi, incendi,
vedo navi,
vedo alberi col midollo
irti come gatti rabbiosi,
vedo sangue, pugnali e calze da donna,
e peli d'uomo,
vedo letti, vedo corridoi dove grida una vergine,
vedo coperte ed organi ed alberghi.

Vedo i sogni silenziosi,
accetto gli ultimi giorni
e anche le origini e anche i ricordi,
come una palpebra atrocemente alzata per forza
sto guardando.

E allora c'è questo suono:
un rumore rosso di ossa,
un incollarsi di carne
e gambe, bionde come spighe, che si allacciano.
Io ascolto in mezzo al fuoco di fila dei baci,
ascolto, turbato tra respiri e singhiozzi.

Sto guardando, ascoltando,
con metà dell'anima in mare e metà dell'anima in terra
e con le due metà guardo il mondo.

E per quanto io chiuda gli occhi e mi copra interamente il cuore,
vedo cadere un'acqua sorda,
a goccioloni sordi.
È un uragano di gelatina,
uno scroscio di sperma e di meduse.
Vedo levarsi un cupo arcobaleno.
Vedo le sue acque attraversare le ossa.

(Pablo Neruda)