mercoledì 15 settembre 2021

IL GIN TONIC E LA FANCIULLA

Scendo per prendermi un gin tonic da asporto al T9,
bar d'angolo di Piazza Tripoli, frequentato dai giovani.
Sulle scale incontro Omar, il panettiere, mi dice di
vedere la partita sul telefonino, un link arabo, Milan o
Inter? Dico Inter, ma in fondo poco mi interessa.
Devo giocare un'altra partita, quella dei miei 52 anni.
Attraverso il parco col Panama, la tuta nera e una
giacca blu scuro, scarpe da ginnastica. Penso ai giovani
che ogni tanto mi lanciano un'occhiata interrogativa.
La vedo appoggiata alla vetrina con un bicchiere
in mano, è un frame fuggitivo perché devo entrare,
avrà 20 anni, entro nel bar con la sua immagine negli
occhi. Ordino un gin tonic con la sua immagine
negli occhi. Che cosa vedo? Un sorriso, uno dei sorrisi
più lievi che abbia mai visto, un sorriso vivo. Esco
con il gin tonic in mano, getto un'altra occhiata.
Noto le sue gambe abbronzate, mi gira la testa ma
riesco a camminare verso casa, ad allontanarmi senza
pietà. Darei mezzo testicolo per avere 30 anni di meno.
Per tornare e urlarle in faccia: amami, stronza!
Poi penso a Ethel, 44 anni, Fellini l'avrebbe già
mandata in soffitta con le altre donne che hanno
superato il limite di età consentito, a vivere nella luce
del ricordo. Anche io ho il mio harem, ma è popolato
di fantasmi, ectoplasmi femminili, la carne è assente.
La carne. La carne fresca, mi sento un macellaio.
Mi dia mezzo chilo di fica fresca, grazie. Che porco.
Che vecchio porco. Che bello essere porco, ma vecchio
no. Vecchio non è bello, è desolante, E siamo solo 
all'inizio, lo spettacolo della decadenza è in corso.
Ricky, attento! Questa poesia potrebbe leggerla Ethel.
Rischi grosso! Quella ti molla, prima un ceffone,
poi un addio. Sul volto. Un addio sul volto, come
una lacrima. Ma quella fanciulla appoggiata alla
vetrina era bella, era viva, era un sogno di carne.
E ora tu sei davanti a un computer, con un gin tonic
tremante. Ed Ethel già incazzata. La cannuccia
in bocca. 52 anni nel sangue. Solo, solo, solo.
Mi palpo i testicoli. Intatti. Ethel, perdonami!



 

1 commento:

Anonimo ha detto...

È sempre la solita vecchia storia di sveviana memoria, oppure una storia vecchia come la storia, come ci raccontano Emilio e il buon vecchio perso dietro l'immagine della bella fanciulla...