mercoledì 18 giugno 2008

LA SAGGEZZA DI DHARMA DHORMO

Così ho udito. Una volta il Beota, Dharma Dhormo l'addormentato,
soggiornava presso Savatthi, nel boschetto di Jeta, nel giardino
di Anathapindika. Ivi si rivolse ai monaci con le seguenti parole:
"Monaci, mi trovo in un boschetto o in un giardino?", i monaci
risposero:" ti trovi presso Savatthi, nel boschetto di Jeta e
nel giardino di Anathapindika, maestro". Dharma Dhormo stette in
silenzio per qualche minuto, poi si rivolse ai monaci nuovamente
con queste parole:" monaci, fratelli, amici, mi pare di capire
che presso Savatthi ci sia una confusione spazio-temporale, io
so con certezza che un boschetto e un giardino non sono la stessa
cosa, quindi vi chiedo come sia possibile che io sia al contempo
nel boschetto di Jeta e nel giardino di questo Anathapindika che
manco conosco". I monaci leggermente inquieti risposero:"maestro,
Dharma Dhormo tu sei, il nostro maestro spirituale, avvertiamo
nel tuo tono di voce una screziatura, un'incrinatura della tua
quiete, ti ripetiamo che ti trovi presso Savatthi, nel boschetto
di Jeta, e nel giardino di Anathapindika, questo ti basti".
Dharma Dhormo riflettè a lungo questa volta, poi si rivolse ai
monaci con rinnovata meraviglia:"monaci, fratelli, amici, devo
forse credere che Anathapindika abbia un giardino di sua proprietà
all'interno del boschetto di Jeta?". I monaci perplessi risposero:
"maestro, potrebbe anche essere il contrario, nel giardino di
Anathapindika potrebbe esserci il boschetto di Jeta". A questo
punto Dharma Dhormo perse le staffe e così si rivolse ai suoi
mocaci:"monaci, chi cazzo è questo Anathapindika? Come può avere
un giardino così grande da contenere il fottuto boschetto di Jeta?
Mi state forse prendendo per il culo?". Alcuni monaci fuggirono
spaventati dal giardino di Anathapindika, altri dal boschetto di
Jeta, rimasero solo due monaci davanti a Dharma Dhormo, tremavano
di paura, non avevano mai visto il loro maestro così alterato.
Il Beota, Dharma Dhormo l'addormentato, si rese conto di avere
esagerato e cercò di placare l'animo dei due monaci superstiti
con le seguenti parole:"monaci, fratelli, amici, scusate il mio
scatto d'ira, non è poi così importante sapere se ci troviamo nel
boschetto di Jeta o nel giardino di Anathapindika, sicuramente
è un bel posto, verde, profumato, gli uccellini cinguettano, la
resina degli alberi sembra miele dorato, il cielo è azzurro di
un azzurro che più azzurro non si può, e...oh, monaci, fratelli,
amici, m'avvedo proprio ora che le more selvatiche mi hanno
macchiato la veste, potete andare da Anathapindika a chiedere
uno smacchiatore?". I due monaci non si mossero. Dharma Dhormo
li sollecitò. I due monaci sembravano statue. Dharma Dhormo
propruppe in questa espressione:" cribbio, volete proprio farmi
infuriare? Guardate che vi nirvanizzo! Vi estinguo! imbecilli e
pusillanimi, muovetevi, forza!". Uno dei due monaci osò
rispondere al maestro:"maestro Dharma Dhormo, nostro maestro,
la tua richiesta ci risulta impossibile, ti prego, non essere
adirato, il punto è che per andare da Anathapindika dovremmo
attraversare il boschetto di Jeta, presso Sabatthi, ma Jeta è
nemico di Anathapindika, e Sabatthi e nemico di Jeta, e per
inciso gli smacchiatori sono per occidentali consumisti!".
Dharma Dhormo chiuse gli occhi e per lungo tempo rimase nella
posizione del "panda stilizzato", fino a quando non aprì gli
occhi e disse ai monaci:"eureka, me ne fotto di tutto!".



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