sabato 3 dicembre 2016

MAURO, RICORDO DI UN AMICO

Mauro è morto. L'ho saputo stamattina leggendo un commento 
al mio film su di lui, l'autore del commento mi ringraziava per
il ricordo filmato, un ricordo che resterà per sempre. Non ci
sentivamo da anni, ci eravamo persi di vista, era l'amico intimo
di mio zio Robi, ed era anche amico mio e di mio fratello.
Mauro aveva una vitalità disperata, era un "legionario romano",
uno che lottava, contro tutto, anche contro se stesso.
Ricordo una telefonata che mi fece da un parcheggio nella
periferia romana dove si bucava in diretta telefonica dopo
avere saputo cose orribili sulla sua famiglia, ricordo il suo
dolore che lentamente si placava sotto l'effetto dell'eroina.
Venne a trovarmi a Milano con il suo gatto Milù, la mattina
a colazione io zuppavo i biscotti nel latte, lui scaldava un
cucchiaino e si iniettava nelle vene la roba. Mio zio Robi,
il curatore delle gloriose rassegne cinematografiche di
Massenzio, si innamorò di lui quando Mauro entrò nella
casa dove viveva mio zio, era chiamata " i materassi" perché
al posto del pavimento c'erano dei materassi tutti sporchi
di sugo al pomodoro, e Mauro disse a mio zio e ai suoi
amici spaghettari : " Aò, siete proprio degli zozzoni ".
E mio zio disse " Chi è? Lo adoro, è sublime!". Fu la nascita
di una storia d'amore. Quando andai negli anni Novanta
a Roma passai qualche giorno con mio zio e con il suo
mondo fatto di attori disperati come Victor Cavallo e di
sceneggiatori senza un soldo, Mauro allora viveva a
Trastevere alle "grotte", un altro appartamento di mio
zio che sembrava proprio una grotta. Ricordo che una
mattina Mauro si era tagliato le braccia con dei pezzi di
vetro, forse sotto l'effetto di allucinogeni. Mauro conosceva
a fondo la disperazione, e se vedeva un ubriaco steso
per le strade di Roma si fermava per aiutarlo a rialzarsi,
era l'unico nell'indifferenza generale. Mio fratello oggi
mi ha detto " Ricky, tu stai filmando ricordi, tutti i tuoi
film sono destinati a diventare reliquie ". Stamattina
ho pianto, e ho scoperto che è bellissimo piangere
ricordando un amico: Mauro, un uomo in fuga.



3 commenti:

Gaetano Gigliotti ha detto...

"Bella storia", adesso si può mettere "the end". :(

Medea ha detto...

Riccardo.

Dopo 21 ore dal tuo scritto, che ho letto quasi in tempo reale, non saprei cosa dire, pur avendoci a lungo pensato. La morte, qualunque forma essa abbia, si accompagna ad un effetto speciale: ora provo a descrivertelo, ma dovresti essere me per sentirlo. Da quando mio padre ha smesso di essere il mio bambino e ha compiuto l'azione più coraggiosa di tutta la sua vita di figlio mio, morendo, nelle mie orecchie, ogni volta che muore qualcuno sento un rumore simile ad una stoffa che si strappa in malo modo. So perfettamente qual è il rumore della morte.Ed è un malaffare di prim'ordine. Ho rivisto il film: Mauro è un coraggioso. Uno che cerca Dio così non può che avere un fottuto coraggio, oltre che una fottuta paura. Uno dei motivi per i quali amo Chisciotte è la sua potenza eternatrice, Chisciotte è l'aedo dei tempi moderni, tempi sgarrupati, ammaccati, indolenziti, dormienti. Illuminare tempi così è un'impresa impossibile e Chisciotte, che ama le cose difficili, sa illuminarli e brilla, facendo di me, spettatrice, una luna. Anche le stelle muoiono, è vero, so che lo penserai,leggendomi, ma fanno una luce che, Cristo santo, quanto brucia! Chisciotte ha pianto... Dai, Medea, non essere patetica. Suvvia.

rickyfarina ha detto...


Je t'aime Medeà!