giovedì 4 dicembre 2014

FRANCESCA AURELIO ( in arte Medea) su L'albero e il carrello

Dormono le grandi cime dei monti,
e i dirupi e le balze,
e i muti letti dei torrenti;

dormono quanti strisciano animali sopra la nera terra, e le fiere montane, 

e le famiglie delle api; dormono i mostri giù nel fondo del buio-cerulo mare; 
dormono gli uccelli dalle lunghe ali distese.
Alcmane di Sardi (trad.di M. Valgimigli).

Tramontata é la luna
e le Pleiadi, metà della notte
è trascorsa, passa il tempo
e io dormo sola.
Saffo di Mitilene.

Il silenzio é un guerriero ferito: sembra un animale che muore nel cuore di una democrazia distratta. 

Poi scende la notte e il guerriero stanco, nello smarrimento impalpabile di colpe e vergogne, 
prende per mano solitudini e abbandoni. Il silenzio osserva, si muove col vento tra le foglie 
che sembrano brillare d'oro e invece agonizzano; le solitudini hanno passi pesanti, 
ma non lasciano rughe sulla pelle della terra, hanno la forza di un'eco che piange,
 di una farfalla che sbatte le ali; gli abbandoni hanno le ruote di un carrello che cigola, 
hanno sbarre di ferro, possono trasfarsi in prigione...e accolgono la morte, come 
una coltre trapezoidale di ricami e merletti. Che nasconde, inabissando. 
C'è un ricordo di uomini. Alla fermata di un tram: è la corsa continua delle mani e del tempo. 
Anche le stelle si spengono. Persino la morte si può dimenticare. 
L'oscena violenza di un bacio sulla fronte, le lievi bugie di un amore inventato.

Una bocca, una lacrima, un ramo che pende da un albero nudo. Il cielo é bucato. 
È un velluto sdrucito. Forse c'è dio. Nei suoi passi è trafelato. 
Forse è solo il destino di un goccia sessuale, che s'è fatta carne per succhiare seni di donna. 
E strasformare il fuoco in mattini.
Anche dio ha una cicatrice. Tra i denti, i capelli ed il cuore.
Ma canta la vita. E...poi può dormire.

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