domenica 25 gennaio 2009

LA GRANDE ASSENTE







La cultura, che fine ha fatto? 20 anni fa in televisione
potevi assistere a trasmissioni come mixer cultura o
magari ti capitavano strani incontri come "poeti in
in gara", 20 anni fa in televisione c'era la cultura!
Adesso questa parola fa venire le vertigini ai direttori
di rete, nessuno osa più puntare sull'intelligenza.
L'era berlusconiana ha fatto terra bruciata, e la rai
è caduta nella trappola degli ascolti, della frenesia
da audience, in un gioco al ribasso vergognoso.

Un sistema televisivo che rifugge la cultura come
la peste è il segno di un progetto criminale preciso.
L'uomo, che è fatto di cultura, non esiste più.
Ci sono solo burattini, teste di segatura, vuoto
spinto:un vuoto osé. Siamo ridotti così male,
ai minimi termini, che una trasmissione come
quella di Fazio ci sembra cultura. Invece si tratta
solo del più bieco conformismo. Perché la
cultura vive di dibattiti, di crisi, di polemiche,
è materia viva da plasmare, creta per cervelli
che si confrontano, che duellano fra di loro.
Non è un palcoscenico ovattato dove un
conduttore timoroso fa domande equilibrate,
suscitando solo narcosi in chi ascolta.

La cultura è squilibrio, punti di vista che
si spingono fino alle tenebre. Non è questo
brodino tiepido che ci viene servito da
"Che tempo che fa". Eppure nell'agghiacciante
panorama televisivo resta un'eccellenza.
Siamo ridotti all'osso. Il genocidio
culturale, di pasoliniana memoria, ormai
è avvenuto. Si è consumato nel più totale
silenzio. Con la nostra complicità.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Proprio ciò di cui discutevo con mia madre l'altro giorno...
Possibile che Superquark in prima serata non interessi più a nessuno?!?!?!
Le trasmissioni culturali sono state sostituite dai reality, si preferisce trascorrere le Domeniche con i propri figli nei centri commerciali... anzichè visitare quei musei, quelle chiese, quei monumenti che ci invidia TUTTO IL MONDO.
E stiamo così rimpiazzando l'educazione alla cultura con l'educazione al consumismo.
Progresso o regresso?

Diego Birra

Anonimo ha detto...

D'accordo.
D'accordo.
Ma è proprio vent'anni fa che Pasolini denunciò il pericolo televisivo.
Il punto non è se in Tv ci sia o no cultura, il punto è che quella cultura annienta nello spettatore la scelta, la ricerca, la curiosità profonda. Quella cultura cala all'alto e illumina come il faro da campo illumina i prigionieri.
Che sia Superquack, Che Fazio che fa o Il grande Merdarello, è uguale.
Oggi, semplicemente, LA TV SI TA RIVELANDO PER QUELLO CHE E' SEMPE STATA. Na mazzata in testa.
dato il mio contributo al dibattito, saluto fraternamente.
Will