mercoledì 26 aprile 2017

PICCOLO RACCONTO DIABOLICO


Bisogna sempre distrarsi nella vita, se non ti distrai sei fottuto. Valter Lucini era un uomo
attento. Molto attento. Non gli sfuggiva nemmeno un particolare. Teneva il conto dei propri
respiri. Sapeva a memoria i propri ricordi, e che non vi sembri un paradosso.
Nella vita faceva il contabile, il contabile delle proprie emozioni che annotava su
quaderni a quadretti rossi. I battiti del proprio cuore erano tutti registrati da una
macchinetta, un holter privato e intimo che portava sempre addosso, tranne quando
faceva la doccia. La doccia era il suo unico momento di distrazione. Per il resto tutto
era sotto controllo, o almeno così s'illudeva che fosse. La sua libreria era piena
di quaderni a quadretti rossi. Quei quaderni erano l'enciclopedia dei suoi attimi, quelli
vissuti e quelli immaginati. Era un uomo solo, non aveva animali domestici.
Valter Lucini bastava a se stesso. Il sesso era una sega al mese, il liquido spermatico
veniva ogni volta analizzato sul vetrino di un microscopio. Godeva a vedere i suoi
spermatozoi scodinzolare tra l'infrarosso e l'ultravioletto. Il suo hobby preferito
consisteva nel passare ore davanti allo specchio a contarsi i puntini neri sul naso.
Una mattina sentì bussare alla porta. Contò i passi e posò l'occhio sullo spioncino.
Che sorpresa! Una donna nuda, bellissima, statuaria, dai neri capelli fluenti, era
in attesa. Valter Lucini misurò la propria erezione con un righello che teneva
sempre nella tasca dei pantaloni: i soliti fottuti 14 centimetri! Non uno di più e
non uno di meno. La vita è stronza quando è misurabile. Per questo gli uomini
hanno inventato Dio. Per confondere l'aritmetica della disperazione. Valter Lucini
si fece coraggio e aprì la porta all'improvviso, la testa della donna rotolò dentro
casa, e il corpo nudo si afflosciò come un sacco di patate sensualissime. Non si era
mai vista una decapitazione invisibile, e Lucini fu il testimone involontario di
questo fenomeno più unico che raro. La rivoluzione era entrata in casa sua, e
non era francese. O forse sì, la donna del resto non poteva parlare, quindi la sua
nazionalità era ancora un mistero. Valter Lucini mantenne il sangue freddo, richiuse
la porta. Un corpo senza testa non era di suo interesse, pensò che la polizia
avrebbe fatto delle indagini, ma non subito. Aveva ancora del tempo per risolvere
l'enigma di quella testa rotolata in casa sua una mattina qualunque. Prese la
testa per i capelli, lo sguardo vitreo della donna lo fissava, e gli sembrò di
notare una gelida ironia. Posò la testa sul divano, aprì l'ennesimo quaderno
a quadretti e annotò: testa rotolata in casa mia, capelli neri, labbra carnose,
occhi azzurri, naso leggermente a patata, il corpo è sul pianerottolo, non riesco
a spiegarmi questa decapitazione, ho ancora il cazzo in erezione. Chiuse il
quaderno rosso e iniziò a riflettere sedendosi sul divano vicino alla testa mozzata.
Inizò a provare un orrore crescente. Un orrore che forse era un errore.
Sentiva dentro di sé che quella testa gli avrebbe scompaginato la vita. Ma
non c'era possibilità di ignorare il fenomeno, la testa lo fissava con una
sbavatura di sorriso sulle labbra gelide. Tremava d'assurdo. Decise di farsi
una doccia. Si tolse la macchinetta contabattiti, e portò la testa dentro la
doccia. Aprì l'acqua calda, teneva la testa mozzata davanti al proprio volto.
Erano due teste bagnate una di fronte all'altra, una testa era viva, l'altra era
morta, o così sembrava. Usò lo shampoo al cocco per lavare i capelli neri
della testa mozzata, massaggiava quei capelli fluenti con orrore, ma dentro
quell'orrore c'era anche una insidiosa forma d'amore, era eccitato, e si
masturbò, e per la prima volta non pensò al suo microscopio. Quando
chiuse l'acqua calda gli sembrò di sentire una voce flebile uscire dalla
bocca carnosa della testa, e quella voce aveva appena detto: "Ti amo".
Lo sperma finì nello scarico della doccia, perdendosi nelle fogne di un
incubo. Valter Lucini capì di essere innamorato quandò il campanello
di casa iniziò a suonare, anzi: a ringhiare. Era la polizia. Le manette ai
polsi non gli fecero impressione. Non gli importava più di nulla.
La testa venne messa dentro un sacco di plastica insieme al corpo.
E fu la fine o l'inizio di tutto.

4 commenti:

Freddy Fosca ha detto...

Che fai imiti Bukowski?

attimiespazi ha detto...

che delusione.
me lo aspettavo più diabolico.
per non parlare, poi, dei miseri 14 cm!..

.a

rickyfarina ha detto...


Non imito un cazzo di nessuno. Forza Freddy! Incendiamo questo blog!

rickyfarina ha detto...


Oh, guardatevi il racconto di Fabio, è molto bello.