sabato 15 aprile 2017

IL SENSO DI UN VOLTO

Nella mia vita ho sempre avuto una predisposizione naturale ad essere me stesso.
Di me stesso non ho chiari i confini e i contorni, sono uno che si cerca, che si fruga.
So questo: sono un viandante, anche se sto fermo in una stanza. Non attraverso
distanze ma sono attraversato dalle distanze. Mi trovo sentieri che sbocciano sotto
le palpebre, sotto i cuscini, e ci sono sentieri anche sotto il tappeto, insieme alla
polvere, la polvere sotto il tappeto mi è simpatica, è carica di pudore e di acari.
Se qualcosa o qualcuno vuole etichettarmi mi incazzo. Chi ti etichetta ti uccide,
scriveva un filosofo danese. Amo la natura perché mi riposa dalla mia ossessione
per il volto umano. Ma è il volto umano il fenomeno terrestre che più mi emoziona.
Un volto mi emoziona più di un vulcano o di una cascata fragorosa. Che cosa è
un volto? Fino a che punto si può comprendere un volto umano? Quanta nudità
cela un volto umano al di là delle maschere? Fin da bambino ero come calamitato
dal volto dei miei amici o degli amici dei miei genitori, anche il volto dei passanti
ma avevo meno tempo per osservarlo. Ricordo un compagno delle elementari,
si chiamava Niccolò, era magro e si umettava sempre le labbra, aveva le labbra
rosse rosse come ciliegie. Sono stato in molti musei, ho visto molte opere d'arte,
ho letto tanti libri, ho viaggiato per il mondo, ma quelle labbra rosse rosse sono
incastonate dentro di me come uno dei misteri più inquietanti della mia vita.
Chissà se Niccolò è ancora vivo? Spero di sì, è un mio coetaneo. La cosa che più
odierei della sua morte è che non potesse più umettarsi le labbra, i cadaveri hanno
un sacco di impedimenti, possono solo decomporsi, e tra le attività umane non
è la più gradevole, immagino, ma posso anche sbagliarmi, in fondo che cosa
ne so io della morte? So solo che amo i volti perché ogni volto è mortale, c'è
un morso di polvere sulla bocca di ognuno di noi, ed è per questo che amo la
vita senza speranza. Ed è per questo che non capirò mai il senso di un volto.

3 commenti:

attimiespazi ha detto...

sono del parere che sia principalmente un segnale di superficialità definire le persone
in base all'attività che svolgono, in base a un complimento o a una piccola calunnia.
cristallizzare le persone e rinchiuderle in una etichetta penso che sia non comprendere che anche gli altri sono esseri complessi come noi
e che, quindi, sia sintomo di "ignoranza" e scarsa maturità
sotto questo aspetto importante della vita sociale di un individuo..

.attimi

Paoly ha detto...

Amo osservare le donne senza volto. La loro voce sinuosa filtra attraverso la maschera del trucco, e delle pose. Mi diverto a scardinare i suoni dei loro discorsi aggraziati, a scavare nell'umidità della sclera sotto il rimmel, a seguire i pensieri delle loro mani vellutate, delle gambe graziosamente accavallate.
Vorrei sapermi truccare, vorrei essere una donna.

Anonimo ha detto...

Paoly devi imparare a dire meno scoreggie se vuoi essere una donna


Una cara estinta