Ora, lasciatemi tranquillo. Ora, abituatevi senza di me. Io chiuderò gli occhi E voglio solo cinque cose, cinque radici preferite. Una è l'amore senza fine. La seconda è vedere l'autunno. Non posso vivere senza che le foglie volino e tornino alla terra. La terza è il grave inverno, la pioggia che ho amato, la carezza del fuoco nel freddo silvestre. La quarta cosa è l'estate rotonda come un'anguria. La quinta cosa sono i tuoi occhi. Matilde mia, beneamata, non voglio dormire senza i tuoi occhi, non voglio esistere senza che tu mi guardi: io muto la primavera perché tu continui a guardarmi. Amici, questo è ciò che voglio. E' quasi nulla e quasi tutto. Ora se volete andatevene. Ho vissuto tanto che un giorno dovrete per forza dimenticarmi, cancellandomi dalla lavagna: il mio cuore è stato interminabile. Ma perché chiedo silenzio non crediate che io muoia: mi accade tutto il contrario: accade che sto per vivere. Accade che sono e che continuo. Non sarà dunque che dentro di me cresceran cereali, prima i garni che rompono la terra per vedere la luce, ma la madre terra è oscura: e dentro di me sono oscuro: sono come un pozzo nelle cui acque la notte lascia le sue stelle e sola prosegue per i campi. E' che son vissuto tanto e che altrettanto voglio vivere. Mai mi son sentito sé sonoro, mai ho avuto tanti baci. Ora, come sempre, è presto. La luce vola con le sue api. Lasciatemi solo con il giorno. Chiedo il permesso di nascere.
vero! Neftali Reyes (questo il suo vero nome) è un morto vivente che, personalmente, non disdegno di leggere di quando in quando anche se non è tra i miei preferiti. i suoi versi sono molto (in sovrabbondanza?) ricchi verbalmente, di indole formale, e con la sua poetica, questo grande Poeta latino-americano del novecento, mi sembra voglia comunicare a chi lo legge di cercare l'emozione in ogni cosa, i suoi componimenti onnicomprensivi mi sembrano comunque un invito a ricordare che non bisognerebbe dimenticare la capacità di visione di ciò che ci circonda. un'altra poesia che mi ha colpito tra quelle dell'immensa produzione di Neftali è questa
Succede che mi stanco di essere uomo Succede che entro nelle sartorie e nei cinema smorto, impenetrabile, come un cigno di feltro che naviga in un'acqua di origine e di cenere. L'odore dei parrucchieri mi fa piangere e stridere Voglio solo un riposo di ciottoli o di lana Non voglio più vedere stabilimenti e giardini Mercanzie, occhiali e ascensori. Succede che mi stanco dei miei piedi e delle mie unghie E dei miei capelli e della mia ombra Succede che mi stanco di essere uomo. Dopo tutto sarebbe delizioso Spaventare un notaio con un giglio mozzo O dar morte a una monaca con un colpo d'orecchio. Sarebbe bello andare per le vie con un coltello verde E gettar grida fino a morir di freddo. Non voglio essere più radice nelle tenebre, barcollante, con brividi di sonno, proteso all'ingiù, nelle fradicie argille della terra assorbendo e pensando, mangiando tutti i giorni. Non voglio per me tante disgrazie Non voglio essere più radice e tomba Sotterraneo deserto, stiva di morti, intirizzito, morente di pena. E per ciò il lunedì brucia come il petrolio Quando mi vede giungere con viso da recluso E urla nel suo scorrere come ruota ferita E fa passi di sangue caldo verso la morte. E mi spinge in certi angoli, in certe case umide, in ospedali dove le ossa escono dalla finestra, in certe calzolerie che puzzano d'aceto in strade spaventose come crepe. Vi sono uccelli color zolfo e orribili intestini Appesi alle porte delle case che odio, vi sono dentiere dimenticate in una caffetteria vi sono specchi che avrebbero dovuto piangere di vergogna e spavento, vi sono ombrelli dappertutto e veleni e ombelichi. Io passeggio con calma, con occhi, con scarpe, con furia, con oblio passo attraverso uffici e negozi ortopedici e cortili con panni tesi a un filo metallico: mutande, camicie e asciugamani che piangono lente lacrime sporche.
Sinceramente non mi fanno più né caldo né freddo i film. Solo noia. Come i libri del resto. Sto invecchiando... e ne sono arcicontento! Solo la vita reale conta, non le storiette anche se pure, ben recitate.
8 commenti:
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Ora, lasciatemi tranquillo.
Ora, abituatevi senza di me.
Io chiuderò gli occhi
E voglio solo cinque cose,
cinque radici preferite.
Una è l'amore senza fine.
La seconda è vedere l'autunno.
Non posso vivere senza che le foglie
volino e tornino alla terra.
La terza è il grave inverno,
la pioggia che ho amato, la carezza
del fuoco nel freddo silvestre.
La quarta cosa è l'estate
rotonda come un'anguria.
La quinta cosa sono i tuoi occhi.
Matilde mia, beneamata,
non voglio dormire senza i tuoi occhi,
non voglio esistere senza che tu mi guardi:
io muto la primavera
perché tu continui a guardarmi.
Amici, questo è ciò che voglio.
E' quasi nulla e quasi tutto.
Ora se volete andatevene.
Ho vissuto tanto che un giorno
dovrete per forza dimenticarmi,
cancellandomi dalla lavagna:
il mio cuore è stato interminabile.
Ma perché chiedo silenzio
non crediate che io muoia:
mi accade tutto il contrario:
accade che sto per vivere.
Accade che sono e che continuo.
Non sarà dunque che dentro
di me cresceran cereali,
prima i garni che rompono
la terra per vedere la luce,
ma la madre terra è oscura:
e dentro di me sono oscuro:
sono come un pozzo nelle cui acque
la notte lascia le sue stelle
e sola prosegue per i campi.
E' che son vissuto tanto
e che altrettanto voglio vivere.
Mai mi son sentito sé sonoro,
mai ho avuto tanti baci.
Ora, come sempre, è presto.
La luce vola con le sue api.
Lasciatemi solo con il giorno.
Chiedo il permesso di nascere.
(Chiedo Silenzio - Pablo Neruda)
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a Ricky da .attimi
Grazie! Il difetto di Neruda è che scrive poesie "troppo" belle.
Se la felicità è un bicchiere di vino con un panino, la serenità è avere sempre un bicchiere di vino con un panino quando lo si vuole.
Ps:...ci sono piú viventi morti che morti viventi
@rickyfarina
vero!
Neftali Reyes (questo il suo vero nome) è un morto vivente che, personalmente, non disdegno di leggere di quando in quando anche se non è tra i miei preferiti.
i suoi versi sono molto (in sovrabbondanza?) ricchi verbalmente, di indole formale, e con la sua poetica, questo grande Poeta latino-americano del novecento, mi sembra voglia comunicare a chi lo legge di cercare l'emozione in ogni cosa, i suoi componimenti onnicomprensivi mi sembrano comunque un invito a ricordare che non bisognerebbe dimenticare la capacità di visione di ciò che ci circonda.
un'altra poesia che mi ha colpito tra quelle dell'immensa produzione di Neftali è questa
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Succede che mi stanco di essere uomo
Succede che entro nelle sartorie e nei cinema smorto,
impenetrabile, come un cigno di feltro
che naviga in un'acqua di origine e di cenere.
L'odore dei parrucchieri mi fa piangere e stridere
Voglio solo un riposo di ciottoli o di lana
Non voglio più vedere stabilimenti e giardini
Mercanzie, occhiali e ascensori.
Succede che mi stanco dei miei piedi e delle mie unghie
E dei miei capelli e della mia ombra
Succede che mi stanco di essere uomo.
Dopo tutto sarebbe delizioso
Spaventare un notaio con un giglio mozzo
O dar morte a una monaca con un colpo d'orecchio.
Sarebbe bello andare per le vie con un coltello verde
E gettar grida fino a morir di freddo.
Non voglio essere più radice nelle tenebre,
barcollante, con brividi di sonno, proteso all'ingiù,
nelle fradicie argille della terra
assorbendo e pensando, mangiando tutti i giorni.
Non voglio per me tante disgrazie
Non voglio essere più radice e tomba
Sotterraneo deserto, stiva di morti,
intirizzito, morente di pena.
E per ciò il lunedì brucia come il petrolio
Quando mi vede giungere con viso da recluso
E urla nel suo scorrere come ruota ferita
E fa passi di sangue caldo verso la morte.
E mi spinge in certi angoli, in certe case umide,
in ospedali dove le ossa escono dalla finestra,
in certe calzolerie che puzzano d'aceto
in strade spaventose come crepe.
Vi sono uccelli color zolfo e orribili intestini
Appesi alle porte delle case che odio,
vi sono dentiere dimenticate in una caffetteria
vi sono specchi
che avrebbero dovuto piangere di vergogna e spavento,
vi sono ombrelli dappertutto e veleni e ombelichi.
Io passeggio con calma, con occhi, con scarpe,
con furia, con oblio
passo attraverso uffici e negozi ortopedici
e cortili con panni tesi a un filo metallico:
mutande, camicie e asciugamani che piangono
lente lacrime sporche.
(Walking Around - Pablo Neruda)
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frnmn, quoto in toto il tuo P.S.
;-)
.attimi
Madonnadeddio: Mouchette come sfondo del desktop!... Che allegria oh!
Bravissimo Freddy!
Ogni bel film è allegria di naufragi per un cinefilo.
Sinceramente non mi fanno più né caldo né freddo i film. Solo noia. Come i libri del resto. Sto invecchiando... e ne sono arcicontento! Solo la vita reale conta, non le storiette anche se pure, ben recitate.
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