giovedì 26 marzo 2026

UN TIPO STRANO

UN TIPO STRANO
Un tipo strano, sono un tipo strano.
Faccio l'amore vestito perché il sesso
da nudi mi sembra macelleria.
Saluto le persone che non conosco
perché sono mortali come me e
riconosco in loro la cenere futura.
I tramonti mi piacciono senza gabbiani
da quando a Venezia uno stronzo di
gabbiano mi ha fottuto un cicchetto.
Sto bene con me stesso ma questo
non significa stare bene con gli altri,
soprattutto quando sbraitano.
Mi piace la musica, senza musica avrei
già una corda al collo e oscillerei,
ombra sul parquet di casa mia.
Amo l'arte ma quando vado al museo
la cosa che guardo di più sono le finestre
perché amo la libertà più di Monet.
Un tipo strano, sono un tipo strano.
E senza tipi strani la vita sarebbe solo
anagrafe in movimento e burocrazia.
Non ho figli, moglie e lavoro.
Amo i biberon però, tantissimo,
e il vento che agita gli alberi.

mercoledì 18 febbraio 2026

Il maggiordomo

Non si scrivono poesie con il cappotto addosso.
Quindi questa non è una poesia, sono solo parole
col cappotto addosso. Non si scrivono poesie se
non sei poeta, quindi sono solo un uomo col
cappotto addosso. Ma non è ingiusto che solo i
poeti possano scrivere poesie? Quindi sono un
uomo ingiusto, non so, non ho mai saputo che
cosa sia il dolore, non conosco l'amore, l'ho letto
nei libri, l'ho immaginato, l'ho visto in un film.
Amore e dolore, so solo che fanno rima, basta.
Quando ero un ragazzo sognavo tappeti rossi
da calpestare nella gloria, la vita mi ha fatto
calpestare solo lo zerbino di casa, eppure sono
felice, tremendamente felice, sono forse sciocco?
Con tanta sofferenza nel mondo, perché sono
felice? Perché vivo solo nel mio mondo fatto di
zerbini di gloria casalinga e amore e dolore per
me non sono niente, solo due intrusi in casa.
Ma due intrusi che voglio trattare bene, con tutti
i riguardi, inchinandomi a ogni loro comando.
Sarò il loro maggiordomo, un maggiordomo felice.
Col cappotto addosso.

venerdì 13 febbraio 2026

4.07

Scrivere al computer una cosa
alla 4.07, sveglio come un essere
umano che mette sotto il cuscino
la pulsione di morte.

Scrivere come uno qualunque
una cosa qualunque, tanto per,
tanto per fare finta di essere,
di essere un poeta.

Scrivere per essere una voce da
mettere nell'enciclopedia degli
sconosciuti, di quelli morti con
la polvere sul viso.

Scrivere per dimenticare, come
un ubriaco, scrivere per fumare
un'altra sigaretta prima di andare
al carnevale, nudo di parole.


sabato 7 febbraio 2026

CLAUDIO

Un Borsalino color nocciola, una composizione floreale
di Lami, una magnum di Giulio Ferrari, e prima ancora
dodici bottiglie di olio pregiato, come i dodici apostoli
della spremitura, e prima ancora champagne, gin, vini
rossi, e quel MEIN MEISTER pronunciato nei vocali
su Whatsapp, e l'albatros di Baudelaire declamato in un
perfetto francese e le poesie di Heine in un tedesco ancora
più scintillante se è possibile, l'incontro con un'anima, 
una storia d'amore con un minatore gallese morto di
leucemia nel fiore purissimo degli anni, un amore nato
sui prati profumati del Galles ai piedi delle rovine del
castello di Dolbadarn, Gareth, che in gallese si pronuncia
Garesssss...amore incondizionato che va oltre la morte,
ricreato in ogni respiro da suo marito Claudio. Tutto questo
e molto altro, enigma nell'enigma, mi è stato donato,
solo perché ho raccontato la mia vita e l'ho donata alla
Rete, mettendomi in gioco, senza paura, con cristallina
indecenza. Non ho mai vinto la palma d'oro di Cannes
o il leone d'oro di Venezia, non calpesto tappeti rossi
con uno stuolo di fotografi che mi urlano "voltati da
questa parte", ma questa è solo vanità, appartiene alla
giostra dei viventi, ben più prezioso è Claudio che ama
nell'ombra, nel sacrificio della memoria, tutto questo è 
il dono della Morte. La grazia nella sua radice illesa.
Garessss.

venerdì 6 febbraio 2026

I FIORI IMMORTALI

https://youtu.be/Psd20g2yu1M?si=XRcNO1HkBnVpbrhV

venerdì 30 gennaio 2026

giovedì 29 gennaio 2026

Il signore greco


Che cos'è questa ansia di morte pietrificante?
I miei vent'anni, ossessione del respiro, non
allineamento con le strategie dell'Essere.

Nei sedili posteriori di una macchina la mia
angoscia, mia madre e un signore elegante mai
visto prima, amico di amici, un greco.

Stiamo andando verso un ristorante perso nel
tempo. "Sa, mio figlio soffre tanto in questo periodo,
mi accusa di averlo messo al mondo".

Il signore greco, senza guardarmi, disse a mia
madre: "Deve dire a suo figlio che nasciamo
con i pugni e moriamo con le mani aperte".

Quella frase fu subito una specie di calmante
abissale, da quel momento iniziai a sentirmi meglio,
a interrogarmi sul significato dell'enigma.

E se non fosse un enigma ma evidenza implacabile?
Si nasce con i pugni, la lotta, si muore con le
mani aperte, la resa, la resa incondizionata.

Sacra vertigine dell'abbandono.