L'uomo ordinario è legato alle sensazioni, se prova sofferenza
si abbatte, si affligge, si lamenta, mentre il discepolo
illuminato, il discepolo che segue l'insegnamento del Buddha,
non è legato alle sensazioni, non si identifica con esse, lascia
scorrere le sensazioni sulla superficie del suo essere, che
resta illesa, intaccata, pura. Uno specchio d'acqua cristallina.
Non posso che provare simpatia per l'uomo ordinario, così umano,
così vero, così simile a me, mentre provo una vera e propria
avversione per l'uomo saggio: un mostro imperturbabile.
Il Nirvana io, come direbbe Ferré, me lo metto nelle mutande.
Se c'è da soffrire bisogna soffrire fino in fondo, è da sciocchi
mummificare le lacrime: che scorrano sul mio viso copiose.
Addio Buddha, non mi servi.
giovedì 7 agosto 2008
UMANA ILLUSIONE
Ho cercato di imparare a memoria
il cielo. Ma le nuvole mi hanno
tradito. Complice il vento.
il cielo. Ma le nuvole mi hanno
tradito. Complice il vento.
UN INVITO A CENA
Le persone. Mi piace conoscerle. Ogni persona ha un punto di vista
insostituibile sul mondo, sulla realtà. Anche solo un particolare
tic, un modo di pronunciare una frase, possono spalancare in me visioni,
nuove possibilità di comprensione su ciò che sono, e tento di essere.
Ogni lettore di questo blog(pochi ma buoni) se vuole, se lo desidera,
è invitato a cena a casa di ricky farina e di valeria melani (la
donna che condivide con me lo spazio vitale e genitale), mi scrivete
al mio indirizzo di posta elettronica e prenotate un posto a tavola.
Valeria cucina molto bene, e se è stanca prendiamo delle pizze.
Voi portate da bere( vino di qualità perché detesto bere male).
La mia mail è ricky.farina@yahoo.it. Un saluto.
insostituibile sul mondo, sulla realtà. Anche solo un particolare
tic, un modo di pronunciare una frase, possono spalancare in me visioni,
nuove possibilità di comprensione su ciò che sono, e tento di essere.
Ogni lettore di questo blog(pochi ma buoni) se vuole, se lo desidera,
è invitato a cena a casa di ricky farina e di valeria melani (la
donna che condivide con me lo spazio vitale e genitale), mi scrivete
al mio indirizzo di posta elettronica e prenotate un posto a tavola.
Valeria cucina molto bene, e se è stanca prendiamo delle pizze.
Voi portate da bere( vino di qualità perché detesto bere male).
La mia mail è ricky.farina@yahoo.it. Un saluto.
mercoledì 6 agosto 2008
GLI AMORI GIALLI
Stravagante Corbière, affetto da reumatismi articolari, con le
ossa deformate, questo "spettro della morte" seduce l'abisso
con i suoi versi irriverenti, e si prende gioco della morte.
E non solo. Deride i borghesi, la loro flaccida morale esangue,
deride l'amore, la poesia, se stesso. Non si prende mai sul
serio perché è un poeta tragico, e uno spirito tragico può
permettersi ogni leggerezza. Può abusare di tutto.
Si traveste da vescovo e benedice la folla sul corso di Roscoff,
un paesino della Bretagna, passeggia con una palla di forzato
al piede, forse per alludere alla carne liquida del mare, per
contrasto, quel mare che umilia la vita terrestre con lo schiaffo
bianco delle onde...spaventa le devote con i suoi fuochi
d'artificio davanti alle chiese, ogni crocifissione nasconde
una scheggia di folgore e di spavento...Corbière, Corbiére...
I marinai di Corbière, nessuno come Corbiére ha descritto la
vita, e la morte, dei marinai! Questi uomini che soffrono il
mal di mare sulla nostra terraferma, che se manca l'oscillazione
si sentono oscillare! Angeli mal leccati, hanno teste che
assomigliano allo squalo e al bambin Gesù, questi ragazzi perduti,
per loro la terra è uno scalo, con l'ospedale militare,
prigione, botte, donne e vino.
Avanzano fiutando la tempesta, e non annegano mai, per carità,
gli annegati sono d'acqua dolce, affondano tutti quanti,
persino il piccolo mozzo, la sfida negli occhi, la bestemmia
tra i denti, sputando con un rantolo la cicca alla spuma,
scolando senza nausea "la grande tazza salata", come hanno
tracannato la loro acquavite.
Niente fossa di sei piedi, nè topi di cimitero: scendono
tra gli squali! L'anima di un marinaio, invece di gemere
tra le vostre patate, respira onda dopo onda.
Sì, Corbière, hai ragione: i marinai rotolano senza fine
nei vergini spazi, rotolano verdi e nudi, senza chiodi,
senza bara, senza coperchio, senza ceri, liberi!
Solo chi ama il mare può sciogliersi nell'azzurro, libero
da tutto, libero anche dall'essere uomo.
ossa deformate, questo "spettro della morte" seduce l'abisso
con i suoi versi irriverenti, e si prende gioco della morte.
E non solo. Deride i borghesi, la loro flaccida morale esangue,
deride l'amore, la poesia, se stesso. Non si prende mai sul
serio perché è un poeta tragico, e uno spirito tragico può
permettersi ogni leggerezza. Può abusare di tutto.
Si traveste da vescovo e benedice la folla sul corso di Roscoff,
un paesino della Bretagna, passeggia con una palla di forzato
al piede, forse per alludere alla carne liquida del mare, per
contrasto, quel mare che umilia la vita terrestre con lo schiaffo
bianco delle onde...spaventa le devote con i suoi fuochi
d'artificio davanti alle chiese, ogni crocifissione nasconde
una scheggia di folgore e di spavento...Corbière, Corbiére...
I marinai di Corbière, nessuno come Corbiére ha descritto la
vita, e la morte, dei marinai! Questi uomini che soffrono il
mal di mare sulla nostra terraferma, che se manca l'oscillazione
si sentono oscillare! Angeli mal leccati, hanno teste che
assomigliano allo squalo e al bambin Gesù, questi ragazzi perduti,
per loro la terra è uno scalo, con l'ospedale militare,
prigione, botte, donne e vino.
Avanzano fiutando la tempesta, e non annegano mai, per carità,
gli annegati sono d'acqua dolce, affondano tutti quanti,
persino il piccolo mozzo, la sfida negli occhi, la bestemmia
tra i denti, sputando con un rantolo la cicca alla spuma,
scolando senza nausea "la grande tazza salata", come hanno
tracannato la loro acquavite.
Niente fossa di sei piedi, nè topi di cimitero: scendono
tra gli squali! L'anima di un marinaio, invece di gemere
tra le vostre patate, respira onda dopo onda.
Sì, Corbière, hai ragione: i marinai rotolano senza fine
nei vergini spazi, rotolano verdi e nudi, senza chiodi,
senza bara, senza coperchio, senza ceri, liberi!
Solo chi ama il mare può sciogliersi nell'azzurro, libero
da tutto, libero anche dall'essere uomo.
domenica 3 agosto 2008
IL CIECO VEDERE
Una scena di allucinante violenza, abbiamo un giovane
attore, idolo delle ragazzine, subissato dalle
richieste dei fotografi che congelano con i loro scatti
forsennati questo "volto industriale", condannandolo a
ripetere la stessa espressione, lo stesso sorriso
ammiccante, la scena potrebbe andare avanti all'infinito.
Non c'è perdita di senso perché il senso non esiste,
c'è solo una circolarità ipnotica destinata a perpetuarsi,
senza soluzione di continuità, macinando ora questo
volto, domani un altro, e un altro ancora. Ma non è
più possibile parlare di volto, il volto è un'altra cosa,
è un mistero indecifrabile, è la cifra di un'alterità
che non si può afferrare e ridurre a cosa inanimata.
I media col tempo hanno creato una nuova forma di cecità.
Dove non accade nulla non c'è nulla da vedere, dove non
c'è nulla da scopire, dove non c'è disvelamento, la vista
non fa che riprodurre schemi, stereotipi, è una vista "già
vista", una fotocopia, è cecità artificiale.
Ecco, il cinema è l'opposto.
attore, idolo delle ragazzine, subissato dalle
richieste dei fotografi che congelano con i loro scatti
forsennati questo "volto industriale", condannandolo a
ripetere la stessa espressione, lo stesso sorriso
ammiccante, la scena potrebbe andare avanti all'infinito.
Non c'è perdita di senso perché il senso non esiste,
c'è solo una circolarità ipnotica destinata a perpetuarsi,
senza soluzione di continuità, macinando ora questo
volto, domani un altro, e un altro ancora. Ma non è
più possibile parlare di volto, il volto è un'altra cosa,
è un mistero indecifrabile, è la cifra di un'alterità
che non si può afferrare e ridurre a cosa inanimata.
I media col tempo hanno creato una nuova forma di cecità.
Dove non accade nulla non c'è nulla da vedere, dove non
c'è nulla da scopire, dove non c'è disvelamento, la vista
non fa che riprodurre schemi, stereotipi, è una vista "già
vista", una fotocopia, è cecità artificiale.
Ecco, il cinema è l'opposto.
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