domenica 4 settembre 2022

LA MIA PASSIONE PER I CAZZONI

Ho una passione viscerale per
i cazzoni. Che belli che sono, che
forza emanano! Un cazzo è un cazzo,
ma un cazzone, signori miei, e
soprattutto signore mie, un cazzone
è tutta un'altra storia. Basta tirare
giù le mutande e scaldano subito
l'atmosfera, anche penduli.
Un cazzone è una promessa di
felicità, di dolore a squarci, di gemiti
sulla vertigine dello svenimento.
Siano lodati i cazzoni di tutto il mondo,
sculture irrrorate dal sangue del
desiderio, contro le tenebre e tutte
le piccolezze del mondo!

venerdì 2 settembre 2022

RICKY PENSA

 


PENSIERI DI RICKY

Le luci artificiali del bar e quelle naturali dell'alba si fronteggiano
in uno spazio sospeso. Poi qualcuno accende la radio e riparte
l'ingranaggio della schiavitù quotidiana.

*

Mi butterei nel fuoco per te, con una tuta d'amianto.
Ti amo, mica sono uno stronzo.

*

Mangia vongole raccolte in spiaggia e si sveglia paralizzata.
Certi titoli letti di prima mattina sono la carica giusta
per affrontare la giornata.

*

Invecchia bene, chi invecchiando sembra un vecchio, invecchia
male, chi invecchiando sembra un giovane vecchio.

*

Conosco le tormente ma non i tormenti. Una finestra spalancata
dal vento è tutta la mia interiorità.

*

La vita ha avuto senso solo una volta: appena è apparsa.
I batteri avevano senso. Il resto è un tragico malinteso.

*

Se vi capita di vivere non ditelo a nessuno, che rimanga 
un segreto.

*

Alle pillole di saggezza preferisco le supposte
di dissennatezza.

*

Era ubriaco. Ai postumi l'ardua sentenza.

ALLA IPNOTIZZATA

Alla, la mia portinaia, è finita dentro il vortice
dell'ipnosi regressiva esoterica.

Ora si crede Maria Antonietta, non mangia più carne.

Non va più dal dentista perché è convinta che abolendo i dentifrici
(che cosa ci metteranno nei dentifrici?) non avrà più problemi di carie,
e manco a dirlo non si farà più i vaccini (che cosa ci metteranno nei vaccini?),
lotta ogni giorno contro delle entità
che interferiscono con la sua coscienza e
chissà perché queste entità sono simili a dei rettili
(poveri rettili, sempre discriminati),
e pulisce le scale col sorriso, canticchiando canzoni ucraine,
perché viaggia in altre dimensioni infinite con la coscienza (e
questa è l'unica cosa positiva)

Che fare? Ho provato a dirle
che è vittima di una truffa spirituale
ma lei sostiene che io sono
una creatura piena di interferenze e
che non ho ancora accesso
alla mia vera coscienza, chi avrà ragione?
Non lo so, forse non
esiste la RAGIONE,
forse va bene così se ora Alla è serena.

giovedì 1 settembre 2022

TRUFFAUT

"La vita è sempre davanti a me, non riesco mai a raggiungerla, questa è la sensazione che
provo, mi sento esclusa, confinata in un limbo, posso solo guardare gli altri vivere".
"Forse soffri di timidezza ontologica, oppure ti pensi addosso". Pensarsi addosso, come
quando uno si fa la pipì addosso? Che espressione buffa, e anche la timidezza ontologica,
si vergognava forse di essere al mondo? Beatrice era una ragazza altissima e faceva
fatica a trovare un fidanzato, pur essendo molto graziosa e intelligente. Sono pochi gli
uomini così sicuri di se stessi da sopportare una donna più alta. Non poteva mai mettersi
i tacchi, e al cinema si sedeva solo nell'ultima fila, come i giocatori di basket educati.
Non deve essere facile per una donna essere così alta, una volta andò al ristorante con
uno spasimante coraggioso che era alto 1.85, ma Beatrice era 1.90, e appena entrarono
tutti quelli che erano seduti ai tavoli si voltarono a guardarli, alcuni sghignazzando.
Francesco si innamorò di Beatrice, ma era alto solo 1.77, nonostante questo divario
le fece una corte spietata "tu quando cammini sfiori le stelle, e le stelle hanno i brividi".
Francesco, con la sua vitalità, riuscì a trascinare Beatrice nella vita, lei perse ogni timore,
ogni paura, ogni timidezza, diventò una donna, una donna amata, quindi una dea.
"Come hai fatto a superare l'imbarazzo iniziale di uscire con una donna così alta?" chiese
Beatrice a Francesco, lui rispose "mi sono affidato al mio amore per il cinema, in Baci
rubati di Truffaut, Antoine Doinel esce con una donna più alta e un suo amico gli
suggerisce di darsi un contegno, di camminare con le mani incrociate dietro la schiena,
beh, non ti sei accorta che la prima volta che siamo usciti camminavo pomposamente?"
e Beatrice rideva sentendo quel racconto, rideva spesso, se lo faceva ripetere ogni tanto,
le metteva allegria il fatto che Truffaut l'avesse aiutata a trovare l'amore. Francesco e
Beatrice si sposarono, dalla loro unione nacquero tre gemelle, tutte altissime come
Beatrice. Con gli anni raggiunsero esattamente l'altezza della madre: 1.90. Chi vedeva
passeggiare nel parco questa buffa famiglia, non poteva trattenersi dal sorridere,
vedendo un uomo che camminava con le mani intrecciate dietro la schiena, affiancato
da quattro donne altissime che lo sovrastavano. Truffaut era sempre con loro. 


LA CENERE DI DIANA

Diana fumava tanto, fumava troppo. Il suo ragazzo la rimproverava "mi sembra di baciarmi con
un portacenere". Un amico di Diana la informava su questo "ogni sigaretta che fumi è un orgasmo
che reprimi, fumi perché sei insoddisfatta". La sua amica del cuore le faceva notare che fumando
diventava la nazista del proprio corpo e delle proprie cellule. Un altro suo amico artista cercava
di convincerla chiedendole "qual è il tuo quadro preferito?" e Diana "sicuramente l'urlo di Munch"
"perfetto" disse l'amico "allora immagina di lacerare con un coltello la tela di quel capolavoro e
immagina di sentirlo veramente urlare, il tuo corpo è un capolavoro della natura e tu fumando
fai la stessa cosa, laceri la tua tela, la tela di cui sei fatta". Sua mamma ripeteva spesso "Dianuccia,
quando fumi seghi il ramo dell'albero sul quale sei seduta". Il padre invece provava con la
logica "scusami amore, tu al supermercato compreresti mai un vasetto di marmellata con la
scritta -contiene veleno-?". Ma Diana continuava a fumare una sigaretta dopo l'altra. Una sera
al cinema disse agli amici "aspettatemi che finisco la sigaretta" e gli amici in coro "non sei tu
a finire la sigaretta ma è lei a finire te!". Diana cercava di reagire con l'ironia, ripeteva una
frase di Sandro Pertini che le era piaciuta molto "i non fumatori dovrebbero imparare la tolleranza
dai fumatori, un fumatore non si è mai lamentato di un non fumatore". Perché odiano il mio
vizio? Si domandava Diana, sono una fumatrice educata, fumo lontano da loro, non possono
nemmeno accusarmi di fumo passivo, mi godo le mie sigarette in balcone o a distanza di
sicurezza, perché la gente non si fa i cazzi e i vizi propri? Camuffano con l'amore il loro
sadismo o la loro frustrazione. Bene, morirono tutti, tutti si spensero come le sigarette di
Diana, morì prima il padre, poi la madre, poi fu il turno del fidanzato e degli amici, uno
dopo l'altro, anche morire forse è un vizio. E morirono tutti di tumore ai polmoni, pur non
avendo mai fumato. E Diana continuò a fumare, anche se tutti i suoi affetti erano ormai
diventati cenere, ironia della sorte, loro che odiavano la cenere di Diana. Sul letto di morte
Diana chiese l'ultima sigaretta, la sigaretta del condannato a morte, l'unica che non fa male.