sabato 12 settembre 2015

IL PROFESSORE, LA POESIA E LA MORTE - Il fatto quotidiano

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/12/videoritratti-il-professore-la-poesia-e-la-morte/2005943/

STO LAVORANDO PER VOI

Scusate la tranquillità, sto lavorando per voi per crearvi disagio
con i miei film. Ieri sono stato a Siena a girare un film all'attrice
Mila Moretti, domani torno a Milano e inizio a  montarlo.

Ricky Farina

lunedì 7 settembre 2015

L'UOMO CHE AMAVA CONFONDERE LE DONNE



Amore, tesoro, cricetino, tesoruccia, lo sai che ti amo
tantissimo? Sì che lo sai! Solo c'è una cosa, non posso
amarti più della mia vita, lo capisci? Sono costretto ad
amarti più della tua vita, ti è chiaro il punto? Senza di te
non posso vivere ma senza di me non potrei amarti.
Se ti capitasse qualcosa, qualcosa di brutto e definitivo,
qualcosa tipo la morte, io continuerei ad amarti, amarti
nel ricordo, nell'assenza, amare la tua immagine indelebile.
Sarebbe sempre amore, amore deprivato ma amore.
Se invece non ci fossi più io come potrei amarti? Sarei
solo un triste mucchietto di cenere, e i tristi mucchietti
di cenere non possono amare nessuno, per questo sono
tristi. Quindi sono costretto ad amarti più della tua vita
e non più della mia, lo capisci questo cricetino, tesoruccia?
Non fare quel faccino deluso, amore, qui si tratta di logica,
pura e semplice logica, lo capisci? Proprio perché ti amo
non posso amarti più della mia vita, è tutto chiaro adesso?

 

domenica 6 settembre 2015

L'ARTE DI SVEGLIARSI

Svegliarsi è un lavoro, bisogna aprire gli occhi, aprire il cuore, la
mente e le braccia, non è da tutti svegliarsi, ci vuole fegato e anche
metodo per svegliarsi, destreggiarsi fra le macerie dei propri sogni
non è facile, e anche la realtà (quella che ingenuamente chiamiamo
realtà) ha una natura pericolante, sempre sull'orlo del collasso.  
Svegliarsi è un'arte, una forma di equilibrismo estremo, una sfida.
 
 

venerdì 4 settembre 2015

I FIORI CINEMATOGRAFICI

Ieri mi ha chiamato il mio amico Silvano Agosti, ogni volta che mi
chiama accade qualcosa, come quando si parla con i poeti, il suo
amico Bellocchio è a Venezia con un film mentre Silvano non c'è,
non perché sia meno bravo di Bellocchio, non c'è perché Silvano
è l'unico vero anarchico ( insieme a Flavio Costantini ) che io abbia
mai conosciuto, e per anarchia intendo che è rimasto puro come
un bambino, e i bambini sono insofferenti alle regole per natura.
Secondo lui il festival di Venezia è diventato una sorta di finto
funerale e dentro la bara non c'è niente, il vuoto assoluto.
Per quanto mi riguarda ha ragione, sempre più difficilmente
riesco a vedere il cinema al cinema, per non parlare dei festival.
A volte trovo più forza visiva in una ripresa amatoriale di YouTube
fatta da un ragazzino che in un film cinematografico, non credo
più all'esigenza di una trama, all'esigenza di un set, il cinema si
è come decomposto, e un frammento lacerato, una scheggia
pura che vaga nella rete ha in sé, per paradosso, quella magia
che il cinema ha perso da tempo, e parlo dell'innocenza dello
sguardo, di uno sguardo libero, senza guinzaglio, che non può
rinunciare alla propria spontaneità, alla propria verità. Ecco, la
parola giusta: verità. Non trovo più verità nella finzione del cinema.
Quanti registi possono dirsi liberi oggi? Forse credono di essere
liberi, ma non lo sono. Il mercato non lo permette, bisogna fare
cassa. Possono ancora esserci ottimi prodotti, non lo nego, ma
se voglio un fiore? Se voglio un film che nasca seguendo solo
le leggi della propria natura? Forse se i festival diventassero dei
prati ci sarebbe ancora speranza per il cinema che io amo.
E fra i fiori di questo prato ci sarebbe un film di Silvano Agosti.
Questo è il mio personalissimo punto di vista.

 

martedì 1 settembre 2015

LE FARFALLE AZZURRE

Oggi è uno di quei giorni in cui non gira niente, nemmeno le chiavi,
anzi, vengono risputate fuori dalla serratura, e il sapore amaro
dell'anestesia colora l'universo di sangue e orrore, devo stare
per otto giorni con un buco nel mio sorriso e questo mi crea
piccoli crateri di angoscia senile fino all'arrivo di un perno moncone.
Invecchiare è un conato di vomito, ma io ho ancora farfalle azzurre
nei testicoli, e voglio scopare quella ragazza che ho appena visto
sopra un motorino, ma il traffico è già un addio e dei cani mi
strombazzano perché è scoppiato il verde di un semaforo nella
mia vita, cazzo, cazzo, cazzo. Per vincere l'amaro prendo un
succo di frutta in un bar, e la barista graziosa e sorridente mi
dice: " vuoi un bicchiere? un sacchettino? no? ma almeno lo
scontrino devi prenderlo ". E le sono grato per tutte queste
premure e per la sua femminilità che guizza dietro il bancone.
Vorrei scopare anche la barista, vorrei amarla, vorrei sposarla
perché è giovane, molto più giovane di me, vorrei sposare la
sua giovinezza e chiedere perdono per i miei denti finti e per
la mia angoscia, ma sono timido ed esco dal bar con le mie
farfalle azzurre che bruciano nei testicoli, cazzo, cazzo, cazzo.