Non è facile essere Ricky Farina. Devi stare da solo per accogliere gli altri.
Devi essere libero. Libero per seguire la tua natura. Se avessi una compagna
di vita sarei prigioniero dei suoi umori e delle mie bramosie. Se avessi una
compagna di vita sarei più sereno ma meno fertile, e la fertilità in me fa rima
con inquietudine. Per essere Ricky Farina non devi avere un lavoro, e questa
è la parte più divertente. La coppia è un cappio, e non voglio penzolare.
Voglio essere Ricky Farina, non voglio altro, sono nato per questo. La mia
unica responsabilità è quella di essere me stesso, non ne voglio altre.
Essere un puttaniere in fondo non è male, un compromesso accettabile.
Non sono nato per riprodurmi, io mi riproduco ogni volta che respiro.
Certo questo significa avere un'ombra cannibale, e magari essere un idiota,
un emarginato, ma è proprio questo il segreto del mio essere autore, stare
ai margini per osservare meglio gli altri, essere un idiota per non provare
alcun tipo di vergogna, e lasciare che le tenebre si sfamino. Non è facile
essere Ricky Farina, ma per me è facilissimo, è un dono, una condanna,
un sentiero, una mitologia da comodino, un comodino sul precipizio.
martedì 15 settembre 2015
LA SEGA SPECCHIATA
Oggi è uno di quei giorni che mi prude la cappella come se ci fosse
sopra del peperoncino genital-psicotico, e allora ho passato tanto
tempo davanti al computer a sfogliare la bacheca degli annunci, e
fino a confondermi la vista ho letto di donne orientali che mi aspettano
in ambienti confortevoli per leccarmi le palle, ci pensate? Credo
che il mondo sia meraviglioso, ho tutto quello che cerco a portata
di clic, ma c'è una cosa, una cosa terribile che mi stritola il cuore,
avrei bisogno anche di una carezza sincera, e queste non si trovano
sul mercato della carne e delle palle insalivate, e allora oggi mi
faccio l'ennesima sega specchiata e poi esco a bere un aperitivo
da solo, e mi tramuto in esca umana per donne di passaggio.
sopra del peperoncino genital-psicotico, e allora ho passato tanto
tempo davanti al computer a sfogliare la bacheca degli annunci, e
fino a confondermi la vista ho letto di donne orientali che mi aspettano
in ambienti confortevoli per leccarmi le palle, ci pensate? Credo
che il mondo sia meraviglioso, ho tutto quello che cerco a portata
di clic, ma c'è una cosa, una cosa terribile che mi stritola il cuore,
avrei bisogno anche di una carezza sincera, e queste non si trovano
sul mercato della carne e delle palle insalivate, e allora oggi mi
faccio l'ennesima sega specchiata e poi esco a bere un aperitivo
da solo, e mi tramuto in esca umana per donne di passaggio.
DI QUESTE TRAME OSCURE
Di queste trame oscure, di questo senso che si perde nell'ignoto,
un candore che divora gigli di tenebra e mi lascia strani confetti di
cristallo nella gola, sospesi, a tremare di mistero e pura ferocia,
come di tigre con pesche sciroppate nel processo digestivo.
un candore che divora gigli di tenebra e mi lascia strani confetti di
cristallo nella gola, sospesi, a tremare di mistero e pura ferocia,
come di tigre con pesche sciroppate nel processo digestivo.
lunedì 14 settembre 2015
L'UOMO CHE AMAVA GIOCARE CON LA MORTE
Era un uomo e amava giocare con la morte, il suo balocco oscuro
preferito. Al mare faceva il morto ma nessuno accorreva per salvarlo
dalla sua quiete sprofondata nell'azzurro. I momenti più belli della
giornata erano i tempi morti, quei tempi sospesi dove non aveva
più un'identità, era solo un corpo che fluttuava nell'aria dei pensieri
più puri e più liberi. Sui mezzi pubblici faceva la mano morta e
si sentiva vivo quando riceveva uno schiaffo indignato, la guancia
gli bruciava fino all'erezione nascosta nei pantaloni. Visitò la Valle
della Morte almeno cento volte e fu fatto cittadino onorario di quel
nulla abbacinante e meraviglioso. Gli piaceva avercela a morte
solo con le persone che non amavano la musica e il silenzio
nascosto nella musica. Una volta vide la morte in faccia e la girò
per vederle anche la nuca, scoprì che la nuca era identica alla
faccia. Non credeva alla morte civile, diceva che la morte è sempre
maleducata, che ci sputa addosso l'eternità quando noi abbiamo
bisogno solo di un involtino primavera, e magari anche di una
rondine. Amò solo una donna con la morte nel cuore, e si rese
conto che senza morte non avrebbe mai vissuto né amato.
preferito. Al mare faceva il morto ma nessuno accorreva per salvarlo
dalla sua quiete sprofondata nell'azzurro. I momenti più belli della
giornata erano i tempi morti, quei tempi sospesi dove non aveva
più un'identità, era solo un corpo che fluttuava nell'aria dei pensieri
più puri e più liberi. Sui mezzi pubblici faceva la mano morta e
si sentiva vivo quando riceveva uno schiaffo indignato, la guancia
gli bruciava fino all'erezione nascosta nei pantaloni. Visitò la Valle
della Morte almeno cento volte e fu fatto cittadino onorario di quel
nulla abbacinante e meraviglioso. Gli piaceva avercela a morte
solo con le persone che non amavano la musica e il silenzio
nascosto nella musica. Una volta vide la morte in faccia e la girò
per vederle anche la nuca, scoprì che la nuca era identica alla
faccia. Non credeva alla morte civile, diceva che la morte è sempre
maleducata, che ci sputa addosso l'eternità quando noi abbiamo
bisogno solo di un involtino primavera, e magari anche di una
rondine. Amò solo una donna con la morte nel cuore, e si rese
conto che senza morte non avrebbe mai vissuto né amato.
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