giovedì 5 settembre 2013

MIO PADRE E L'OBLIO

Mio padre mi diceva sempre "non essere mai fanatico". Forse è
la cosa più difficile, è umano fanatizzare, crearsi degli idoli per
colmare il vuoto interiore, c'è chi fanatizza le persone e dice
"non potrei vivere senza quella persona", c'è chi fanatizza il
lavoro, chi fanatizza emeriti sconosciuti che urlano da un
palco le loro canzonette, chi fanatizza gli oggetti o la vita.
Mio padre mi ha insegnato ad avere un rapporto tenue con
il Creato. Devo ancora superare me stesso, dimenticare il mio
volto, non è facile papà, non è facile, ma tu che non ci sei più
mi aiuterai anche in questo perché l'oblio è la salvezza.

I SUPERPALLOSI

Le persone frivole e superficiali sono state calunniate dal mondo
superpalloso del dolore e della profondità, e vale molto di più un
sospiro sopra una coppa di champagne di tutte le teorie sulla
conoscenza, di tutti i filosofemi, e di tutti gli esistenzialismi.

R.F.

IN QUESTA CREPA

In questa crepa d'azzurro rimescolo l'affanno, il candore cieco
di un'angoscia appena nata, lo sgomento perpetuo d'essere un
uomo, in un catino d'acqua ghiacciata ritrovo il mio risveglio,
e il mattino si fa canto e distanza, fragilissima resurrezione.

QUANDO AMO

Quando amo ho i testicoli in trance e la libido ipnotizzata,
e sento in me un'energia lieve che mi fa voltare verso ogni
sospiro, l'universo si sgretola in sogno confuso, tutto si fa
palpito illeso, immortalità dell'attimo, e regna solo il suo
volto, la sua bocca, i suoi occhi, e il mio desiderio acceso.

mercoledì 4 settembre 2013

NON MI FIDO

Non mi fido di chi non si esprime, sono persone sempre sull'orlo
di una catastrofe implosiva, non mi fido di chi non sa sorridere,
di chi non sa godere, di chi non sogna di godere, non mi fido di
chi non si lascia andare alla corrente dell'ignoto, di chi non ama
prendere in giro la morte e il dolore, non mi fido di chi non si
spaventa guardando un fiore mosso dal vento, non mi fido di chi
non sa trovare la poesia nell'azzurra vertigine dei giorni.

CHE COSA FARE PER SCOPARMI

NON LAVORARE

Appena fatto colazione. Ora torno a letto, la parte che preferisco:
sgranchirsi lentamente per almeno 30 minuti, e lasciarsi mordere
ancora da qualche sogno rimasto attaccato al cuscino. Che bello
non lavorare, lo consiglio a tutti. Veramente. Si diventa veri.

R.F.